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Al 100%

Dal 26 aprile tutti a scuola ma è rebus trasporto pubblico: “Con queste regole non basterà”

Le Regioni chiedono di superare il 50% della capienza. I presidi: "Sbagliato ripartire senza aver vaccinato gli insegnanti"

Genova. “Ci conformeremo come abbiamo sempre fatto, non vedo il bisogno di ordinanze restrittive”. Il presidente ligure Giovanni Toti incassa così il via libera del premier Mario Draghi alla didattica in presenza per il 100% degli studenti, anche delle superiori, a partire dal 26 aprile. Un cambio di rotta che supera i piani della Regione, intenzionata a valutare il passaggio dall’attuale 50% al 75% in base ai dati della pandemia.

Invece il numero di studenti che affluiranno verso licei, istituti tecnici e professionali raddoppierà da una settimana all’altra, anche nella remota ipotesi in cui la Liguria dovesse restare in zona arancione. E questo pone anzitutto un problema: ce la farà l’attuale offerta di trasporto pubblico a soddisfare tutta la domanda scongiurando il rischio di creare nuovi assembramenti a bordo dei mezzi? Secondo molte Regioni la risposta è no.

“Occorrerà implementare il trasporto pubblico e cambiare le regole sull’affollamento dei mezzi perché non credo che sarà fattibile tenere il limite di capienza al 50% con l’intero sistema scolastico in produzione – ha detto ancora Toti in conferenza stampa – e non sarà fattibile, come abbiamo detto più volte, l‘acquisto sul mercato di mezzi per il rinnovo parziale della flotta. Il coordinamento spetta alle Prefetture che si metteranno in moto nelle prossime settimane”.

Il piano attuale, che in provincia di Genova prevede in tutto 74 bus turistici a supporto con due turni per l’entrata e l’uscita, era tarato infatti sul 75% degli studenti in presenza. “Ne abbiamo parlato anche con le altre Regioni, è impossibile portare il 100% degli studenti mantenendo la capienza massima dei mezzi al 50% – sottolinea l’assessore regionale ai Trasporti, Gianni Berrino – anche perché si sommeranno gli altri flussi: con la riapertura di bar, ristoranti, piscine e palestre aumenterà l’affollamento. Il problema è già stato posto al ministro Giovannini”.

D’altra parte le corse dedicate agli studenti non hanno mai registrato elevate percentuali di affollamento, segno che la maggior parte dei ragazzi che usa il trasporto pubblico continua a preferire i mezzi abituali, principalmente autobus. E anche oggi, del resto, un bus pieno al 50% della capienza totale omologata darebbe luogo a un assembramento di fatto, visto che a norma di legge potrebbe portare 3 persone per metro quadrato: altro che distanziamento sociale.

C’è poi un’altra questione che continua a preoccupare il mondo della scuola: quella dei vaccini agli insegnanti under 60, di fatto interrotti dopo il caos AstraZeneca e l’eliminazione delle categorie prioritarie. “Riaprire in queste condizioni è inidoneo, la vaccinazione doveva essere completata”, sostiene Angelo Capizzi, presidente ligure dell’associazione presidi.

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Ad oggi la Liguria è una delle regioni che hanno vaccinato meno personale scolastico, il 41,2% rispetto ai 40mila comunicati al Governo come platea di riferimento. “Ci sono regioni come il Friuli Venezia Giulia in cui la popolazione scolastica è stata vaccinata tutta già 2-3 settimane fa, qui siamo partiti in ritardo – lamenta Capizzi -. L’auspicio è che si possa riprendere con rapidità. Ricordiamo che sono stati vaccinati molti impiegati che nulla avevano a che fare con l’utenza, mentre molti docenti che lavorano in presenza sono ancora in attesa”.

Dai dirigenti scolastici liguri arriva poi un netto no all’ipotesi di prolungare l’anno scolastico per recuperare lezioni in presenza. “Non solo non ha senso, ma è inattuabile e chi lo propone non conosce la scuola – prosegue Capizzi -. In particolare è infattibile per le scuole superiori che vedono la quasi totalità dei docenti impegnati negli esami che si concludono a luglio inoltrato e hanno diritto alle ferie. E poi le scuole in estate diventano forni crematori, pochissimi locali hanno il condizionamento e c’è un caldo terrificante”. Anzi, conclude il presidente Capizzi, “si sta già parlando di una possibile chiusura anticipata dell’anno con scrutini anticipati per permettere l’organizzazione dei corsi di recupero”.

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