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Spettacolo

Concerti estivi, non solo l’incognita Covid: a Genova bandi in ritardo e rebus spazi ma qualcosa si muove

Tra i problemi la gestione di uno dei luoghi simbolo della musica all’aperto, il porto antico. Dal settore la richiesta di più certezze e di un paracadute economico in caso di cancellazioni

Genova. Al momento c’è solo una data fissata nell’estate dei concerti a Genova: Willie Peyote, 10 luglio 2021. Che in realtà è il recupero di una data dello scorso anno, saltata a causa della pandemia. Nonostante le incertezze legate proprio al covid – tra protocolli ancora non definiti, vaccinazioni e trend di contagio – però, non tutto il mondo è paese.

Nel senso che se anche quest’anno si dovrà dire addio ai grandi festival estivi e le date importanti a livello nazionale guardano a dicembre o direttamente al 2022, ci sono però – fuori da Genova, basta spostarsi a Sarzana, o in altre regioni – movimenti interessanti e cartelloni in via di composizione. Perché la voglia e la necessità di musica dal vivo c’è – dopo oltre un anno di stop, o quasi – da parte del pubblico e da parte degli artisti.

A Genova gli organizzatori di eventi musicali, in queste settimane, non sono stati con le mani in mano in attesa che il Cts o il governo fornisse linee guida che non sono ancora arrivate: si sta cercando di non far saltare il giro, insomma, ad appuntamenti come il Festival di Nervi, il Goa Boa, Balena Festival, Gezmataz, Electropark – per fare solo alcuni esempi – con tutti i limiti legati all’assenza di regole di ingaggio che dipendono solo in parte dalla situazione covid.

Vincenzo Spera, patron di 2000 Grandi eventi, presidente nazionale di Assomusica e decano dei promoter, è cauto: “Stiamo cercando di organizzare comunque qualcosa – afferma – artisti italiani soprattutto ma ci sono molte incognite, ancora non sappiamo con certezza a quale distanza dovranno stare sedute le persone, quali saranno le capienze, se serviranno o meno le mascherine, poi non si capisce come mai su un aereo si possa stare gomito a gomito con il vicino e a un concerto all’aperto no“.

“Ma soprattutto il problema è che il ritorno alla normalità deve essere accompagnato da misure di sostegno da parte del governo – afferma Spera – per un discorso di sostenibilità economica ma anche di sostenibilità del rischio, è necessaria l’istituzione di una sorta di fondo di garanzia per gli spettacoli dal vivo rispetto al rischio che una manifestazione che possa essere annullata per motivi legati alla salute pubblica, anche perché a oggi non esistono coperture assicurative legate al covid”.

2000 Grandi Eventi spera di tornare a Nervi, dove dovrebbe essere confermato l’articolato festival estivo di musica, balletto e teatro promosso dal Comune di Genova e dal Teatro Carlo Felice. “Ma speriamo di fare qualcosa anche al porto antico” afferma Spera, con tono che suggerisce una certa perplessità sulla cornice di gestione di spazi come la Piazza Delle Feste (la tensostruttura sotto al Bigo) e l’Arena del Mare, lo spazio aperto in fondo ai magazzini del Cotone. “Non so cosa stia succedendo ma qui si tratta di chiedersi cosa può fare la città per la città e per una serie di soggetti che sono fermi da un anno ed è un miracolo se non sono ancora scomparsi”.

L’incertezza riguarda l’allestimento dei palchi per Arena del Mare e Piazza delle Feste, allestimento che in passato avveniva a spese della Porto Antico e che veniva poi dato in concessione gratuita a tutte le realtà che proponessero spettacoli, naturalmente di una buona soglia di interesse e prestigio. Con la fusione tra Porto Antico e Fiera di Genova questa facility, al momento, non sembra confermata. Indiscrezioni parlano di un affidamento a terzi e quindi di affitti da pagare, oppure di una almeno parziale gestione e spesa da parte degli stessi organizzatori di concerti.

“La speranza è che si torni al modello passato – spiega Luca Pietronave, direttore artistico di Balena Festival e del festival Mojotic – anche perché con le capienze all’aperto che si stanno prospettando, ossia 900, 1000 persone all’Arena, non è facile far quadrare i conti mantenendo prezzi dei biglietti accessibili”.

“Noi cercheremo di portare nelle serate vicine a quella del 10 luglio, con la conferma di Willie Peyote altri artisti italiani e speriamo un paio di colpi stranieri di rilievo, abbiamo tantissime proposte, gli artisti girano, ci saranno grandi tour, ma dovremo valutare con grande attenzione per non prenderci troppi rischi”.

Un buon paracadute potrebbe essere il bando per gli spettacoli dal vivo del Comune di Genova, bando che però stenta ad uscire. “Attendere il mese di giugno per sapere se ci saranno dei contributi a disposizione è molto rischioso – continua Pietronave – in altre città e in altre regioni queste informazioni si hanno a gennaio, febbraio al massimo ed è possibile pianificare, a volte viene da pensare che siamo il paese delle sagre e non degli eventi organizzati”. Organizzare una sagra in un mese? Difficile anche quello.

Il problema dei bandi e degli spazi da allestire investe anche rassegne come il Goa Boa, i cui organizzatori stanno cercando di avere qualche risposta in più dalle istituzioni, e un festival come lo storico Gezmataz, uno dei pochissimi a essere andato in scena anche nell’estate 2020, tra mascherine e distanziamenti e un discreto successo di pubblico. I concerti si tenevano proprio sotto il tendone delle feste. “Ci stiamo preparando, puntiamo a qualsiasi bando possibile e alla ricerca di sponsor – dice il direttore artistico Marco Tindiglia, che aderisce al circuito Sistema Musica Genova – sicuramente il fatto di trovarci ad aprile con in mano voci di corridoio non aiuta”.

Più avanzato lo stato di programmazione della sessione estiva di Electropark, il cui programma sarà presentato già nei prossimi giorni. Per l’associazione Forevergreen Fm che lo organizza e che da sempre è riuscita a muoversi in maniera interessante sfruttando e reinventando spazi urbani non votati necessariamente alla musica (dalla Commenda di Pré al mercato del pesce in Darsena), la gestazione dell’Electropark 2021 non è stata semplice ma gli amanti del genere, nei mesi più caldi, non resteranno a bocca asciutta.

Certo, anche l’elettronica, come il pop, il jazz, il folk e il rock avranno in comune una cosa: l’ascolto da seduti. Questo sembra essere al momento uno dei punti fermi dei protocolli allo studio di governo e comitato tecnico scientifico.

“Per il resto sappiamo ben poco – afferma Luca Pietronave, tra gli organizzatori del Balena – le agenzie stanno tarando i tour su date da mille posti, e così noi di conseguenza, certo speriamo cadano nel vuoto proposte come quella avanzata dal ministro Franceschini del tampone all’ingresso. Per i concerti piccoli e medi sarebbe insostenibile, non si può pensare di far pagare 15 euro un biglietto e 10 un tampone obbligatorio, se il ministero vuole trovare gli sponsor per farlo allora ben venga ma mi sembra una strada poco percorribile se non per eventi come i grandi festival europei, il Primavera per fare un esempio, o i concerti dei big negli stadi”.

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