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Macchina del tempo

Come è cambiata Genova dal 1984 ad oggi? Ecco il timelapse dall’alto di Google Earth

Dal Ponente al Porto Antico, dalla Fiera al nuovo stadio: come si è trasformata la città negli ultimi 37 anni (visto dal cielo)

Genova. Una macchina del tempo a volo d’uccello: è la nuova funzione Timelapse implementata da Google Earth che consente di vedere in rapida successione i cambiamenti di una determinata area geografica dal 1984 ad oggi grazie a una serie di foto satellitari. Il servizio è disponibile per tutto globo e quindi anche per Genova e la Liguria, anche se la risoluzione delle immagini, soprattutto quelle più vecchie, lascia molto a desiderare.

Anche noi ci siamo divertiti ad analizzare il “colpo d’occhio” degli ultimi 37 anni condensati in pochi secondi. È vero che a Genova i cambiamenti urbanistici più dirompenti sono avvenuti nel primo e soprattutto nel secondo dopoguerra (la grande industria pesante, l’espansione edilizia incontrollata, la crescita delle attività portuali), ma anche i decenni più recenti hanno visto importanti trasformazioni, molte delle quali sono ancora in corso.

Qui sotto trovate la mappa interattiva già centrata sull’area urbana di Genova. Potete spostarvi a piacere, impostare il timelapse su tre diverse velocità di scorrimento e anche fermarvi sui singoli anni per fermarvi sui singoli dettagli.

 

Ponente

Sicuramente i cambiamenti che meglio si apprezzano attraverso questo viaggio fotografico nella storia recente della nostra città li troviamo nel Ponente cittadino, con la costruzione della piattaforma portuale di Pra’: i primi riempimenti iniziarono a fine degli anni 70, dopo una progettazione partita un decennio prima, ma è proprio negli anni 80 che i lavori entrarono nel vivo.

La carrellata di fotografie aeree permette di vedere in pochi secondi come (e quanto) il mare e la costa abbiano lasciato spazio alla grande banchina “a penisola”, i cui ultimi riempimenti nei primi anni del ventunesimo secolo. Vent’anni di cantieri che hanno cambiato per sempre il litorale di Voltri, Pra’, Palmaro e Pegli, sacrificato per la vocazione commerciale e portuale della città.

Negli stessi anni anche le colline del ponente sono state coinvolte nella costruzione degli ultimi grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica sorti nelle periferie di Genova: le definizione delle fotografie non permettono che di intravedere questi grandi cambiamenti urbanistici, culminati con la costruzione di Pegli 3, meglio conosciuto come “Lavatrici”, la cui ultimazione risale al 1989.

Sempre nel Ponente, ma solo negli ultimi anni, il timelapse di Google Earth permette di vedere nel giro di pochi secondi la nascita della Marina di Sestri, ai fianchi dell’aeroporto, preceduta dai mutamenti della zona di Campi e Cornigliano, con il lento svuotarsi dell’immensa area occupata dagli impianti della grande industria metallurgica.

Il porto e la Fiera

Gli altri grandi cambiamenti che hanno interessato la nostra città si concentrano nell’area del Porto Antico, dove a cavallo tra gli anni 80 e 90, la millenaria baia genovese è stata aperta alla città in occasione dell’Expo 1992, ovvero le celebrazioni del 500° anniversario della scoperta dell’America da parte del nostro Cristoforo Colombo: la panoramica di Google ci permette di vedere in una manciata di attimi la costruzione della tensostruttura sorretta dal Bigo e la relativa marina. Nei frame successivi si può giusto intravedere anche lo svuotamento di grandi aree del vecchio porto, come Ponte Parodi, coinvolto in una grande stagione di cambiamenti urbanistici non ancora terminati.

Poco più in là, a Sampierdarena, invece, il viaggio nel tempo ci ricorda di come quella parte di porto, progettata e costruita nei primi anni del 900, sia rimasta quasi immutata, salvo alcuni riempimenti sicuramente importanti avvenuto negli ultimi anni, come a calata Bettolo e presso quello che oggi è conosciuto come terminal Messina, nato dall’unione dei ponti Canepa e Ronco.

Tra le aree che vivono tuttora una profonda trasformazione c’è quella della Fiera. Nel 1988 compare a Ponente della foce del Bisagno la prima parte della marina, che nei primi anni Duemila si arricchisce della nuova tensostruttura e nel 2007 diventa la darsena nautica che conosciamo oggi, fulcro del Salone e viva per tutto l’anno grazie ai diportisti. E poi, dal 2009 (ma nel timelapse è evidente ben prima) il padiglione blu Jean Nouvel oggi adibito a hub per i vaccini anti-Covid.

Nei prossimi anni quest’area cambierà in maniera ancora più radicale col progetto del Waterfront di Levante di Renzo Piano: il mare arriverà a lambire il padiglione blu e il nuovo Palasport, mentre un canale navigabile collegherà l’area della Fiera al Porto Antico. Al posto di piazzale Kennedy è prevista la realizzazione di un parco con una spiaggia libera.

Centro e Marassi

Un altro grande cambiamento che si può in qualche modo apprezzare, anche se il contributo fotografico lascia tanto all’immaginazione, è quello che ha interessato la zona di Brignole e di Marassi a fine anni 80: in primis la costruzione del grande centro dirigenziale di Corte Lambruschini, concluso nei primi anni 90 e sorto al posto dell’omonimo storico quartiere, dopo la demolizione della struttura funzionalista del mercato dei fiori, costruito negli anni 30 a seguito della copertura del Bisagno.

Ma non solo: in pochi istanti, inoltre, a Marassi si vede sorgere la bianca copertura del nuovo stadio Luigi Ferraris (e relativa piastra), realizzato per i mondiali del 1990 stravolgendo il vecchio (e per molti sacro) ‘catino’ del vecchio impianto di inizio secolo.

Levante

Anche il Levante genovese negli ultimi 40 anni ha subito enormi cambiamenti dal punto di vista dell’assetto urbanistico, ma meno apprezzabili dal punto di vista “satellitare” di Google Earth: con questo viaggio nel tempo si possono intravedere la costruzione dei quartiere di Quarto Alto e del Colle degli Ometti tra Quinto e Nervi, mentre non sfugge la proliferazione dell’edilizia privata nelle zone anche di Pieve, Bogliasco e Recco.

Un discorso a parte va fatto per Rapallo e tutto il Tigullio: negli anni ’80 la grande stagione della cementificazione senza freno o quasi era alle battute finali, ma nonostante ciò grazie alla carrellata dall’alto è ben visibile come anche in questi ultimi anni si è continuato a costruire piccole e grandi abitazioni e come le aree verdi siano in costante rimpicciolimento, soprattutto nelle zone collinari in affaccio al mare. Non a caso il neologismo “rapallizzazione” è diventato, ed è tutt’ora, la parola che meglio indica l’urbanizzazione selvaggia e indiscriminata, figlia di una stagione, quella del cemento, che sembra non finire mai.

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