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Clima impazzito, la gelata tardiva fa danni anche in Liguria: addio ciliegie, pesche e albicocche

Coldiretti: "Ancora presto per quantificare il danno, ma ci saranno conseguenze". A rischio anche le fave

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Genova. Il colpo di coda dell’inverno ad aprile inoltrato avrà conseguenze ben più pesanti della coreografica nevicata che ha sorpreso i genovesi due giorni fa. Nell’entroterra le temperature sono scese ampiamente sottozero, mettendo a serio rischio le coltivazioni. Gli agricoltori stanno effettuando in queste ore le prime ricognizioni e l’unica certezza è che una parte della produzione andrà perduta.

“Nella prima nottata abbiamo avuto un po’ di nuvolosità e la temperatura è scesa mediamente a -1, ma nella notte tra il 7 e l’8 aprile abbiamo raggiunto i 4-5 gradi sottozero in Val Bormida e in Valle Stura – spiega il vicepresidente di Coldiretti Genova, Luca Dalpian -. Al momento è difficile dire quale sia la percentuale del danno perché sono passate poche ore. Dopo due-tre giorni è possibile capire se il fiore si è salvato o se è stato annerito dalla gelata”.

Le coltivazioni più a rischio? Anzitutto gli alberi da frutta. “Tutte le piante in fioritura sono state sicuramente danneggiate: ciliegie, amarene, pesche, albicocche, in parte i frutti di bosco – continua Dalpian -. Può dipendere anche dai versanti, alcuni sono più riparati dal freddo. In alcune regioni la situazione sarà ancora peggiore perché il termometro è sceso anche fino a -8. In Emilia-Romagna kiwi e pesche sono compromessi per il 70%”. Ma a soffrire il gelo sono anche gli ortaggi, in particolare le fave così care ai liguri sulle tavolate di maggio.

La “colpa”, se così si può dire, è di un clima sempre più ingestibile. Come hanno spiegato i meteorologi di Limet, sulla Liguria (e non solo) ha fatto irruzione una massa di aria fredda di matrice artica. Quest’aria, poi, si è depositata al suolo facendo registrare valori termici da pieno inverno: a Rezzoaglio in Val d’Aveto -9 gradi, in Val Graveglia -6, a Rovegno in Val Trebbia -5. In queste situazioni è molto difficile che i germogli riescano a sopravvivere.

Ma i guai arrivano da lontano. “Ormai – osserva Dalpian – siamo abituati a un risveglio della vegetazione molto anticipato. A gennaio-febbraio abbiamo avuto temperature miti, poi settimane con temperature esageratamente calde. La natura così va avanti e fa il suo corso. Più la fioritura è stato avanzato, maggiori sono i danni. Purtroppo una volta questi eventi erano una rarità, mentre adesso sono la norma tutti gli anni ed è molto difficile prendere provvedimenti”.

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Ai danni delle gelate rischia di sommarsi un’altra tegola per gli agricoltori: la siccità. “Siamo in una situazione idrica particolare, in deficit di precipitazioni. Qualcosa le sorgenti avevano messo in casa, poi la neve si è sciolta per le temperature molto elevate, e la forte ventilazione ha asciugato anche la poca umidità che era rimasta”. Per fortuna questo fine settimana dovrebbe portare nuove piogge, che domenica si preannunciano forti e diffuse in particolare sul Levante della regione.

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