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Le indagini

Centro Anidra, l’invito a mentire ai famigliari sul sesso di gruppo e la versione concordata fornita al consulente della Procura

Il potere di Bendinelli sulle giovani 'adepte' era totale: adorato come un Dio che aiutava a raggiungere l'illuminazione

Paolo Bendinelli, Centro Anidra

Genova. Al centro Anidra di Borzonasca “non si poteva mangiare fino a che Bendinelli non aveva cominciato” e “non si muove un filo d’erba senza che Bendinelli non voglia”. Sono alcuni ulteriori dettagli che emergono dalle carte che hanno portato all’arresto del ‘santone’ Paolo Bendinelli e del medico Paolo Oneda.

Stamattina i due, in carcere in quanto ritenuti responsabili della morte di Roberta Repetto, sono stati interrogati dal gip Paola Faggioni: Bendinelli si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre Oneda, interrogato in videoconferenza dal carcere di Brescia, avrebbe ricostruito i fatti professandosi innocente.

Quello che accadeva all’interno del gruppo chiuso del centro Anidra (che organizzava poi tutta una serie di eventi averti al pubblico) è oggetto di un’indagine delicata condotta dai carabinieri tutt’ora in corso.

Il quadro che ne emerge è di un 69enne che si credeva “Gesù sceso in terra” come gli viene contestato anche da una delle fondatrici del centro. E non si tratta di una metafora. Alcuni testimoni hanno raccontato che il ‘maestro’ ostentava poteri ‘extrasensoriali’ di avere la ‘capacità di vedere con il suo terzo occhio e di poter così fare diagnosi. E chi si rivolgeva ai medici ordinari veniva deriso.

Bendinelli una sera aveva fatto una ‘dimostrazione’ dei suoi poteri alla presenza di un pubblico più ampio dello stretto gruppo di adepte adoranti: aveva preso il braccio di una componente del gruppo che aveva assunto posture strane ed emesse particolari vocalizzazioni. Roberta Repetto spiegato detto a un’amica che lo scopo dei componenti del centro era raggiungere l’illuminazione che Bendinelli aveva.

Le ragazze che vivevano nel centro – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Paola Faggioni- lavoravano gratuitamente  anche nell’agriturismo. Roberta in particolare faceva la cameriera, la cuoca, la lavapiatti. Versavano cifre intorno ai 5-6 mila euro l’anno, lavoravano gratis e poi alcune avrebbero donazioni o prestiti al centro, su cui sono in corso verifiche da parte della guardia di finanza.

L’atteggiamento del ‘maestro’ nei confronti delle discepole, anche giovanissime (almeno una era stata introdotta al centro ancora minorenne) creava talvolta anche alcune tensioni e gelosie nel gruppo, ma Bendinelli era molto duro soprattutto se le ragazze, lamentavano di essere state “abbandonate” o “messe” da parte in favore di qualcun altra: “Il percorso lo decido io, so quello che serve a te, te lo devo ripetere?” dice indispettito a una di loro, rispondendo a una delle tante mail che le giovani concludono con “ti amo”, o “grazie del tempo che mi hai dedicato” riferito spesso alle pratiche sessuali.

Del maestro per il resto tutte sono “devote” e “innamorate” come dimostrano mail e messaggi e si fidano ciecamente di lui e del percorso, degli “esercizi sessuali”, del suo metterle alla prova. Poi gli portano la colazione, gli lavano i piedi, gli mettono i calzini. Sono felici anche se lui fa loro “tenere il suo cellulare in mano”.

Le giovanissime in base a quando finora ricostruito dagli investigatori sono completamente annientate psicologicamente da Bendinelli, ma si fidano anche della terza indagata in questo procedimento, la psicologa Paola Dora, compagna del medico Oneda. La donna, si legge nell’ordinanza, avrebbe anche consigliato a un giovane ‘adepta’ di mentire ai familiari che avevano scoperto leggendo messaggi e post su fb che la ragazza, appena maggiorenne. aveva partecipato a pratiche sessuali di gruppo su indicazione del ‘maestro’ che lei venerava come un Dio. E diceva, allarmata, alla stessa psicologa che la parente “aveva scoperto tutto” ricevendo il consiglio dopo che la psicologa si era consultata con Bendinelli di dire che si trattava solo di “fantasie erotiche”.

E prima che il consulente della Procura arrivasse al centro per sentire le ragazze nell’ambito dell’indagine, spiega una teste: “Ne abbiamo parlato tutti insieme immaginando le domande e le risposte che dovevamo dare”

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