Centro Anidra: "Contro di noi gogna mediatica e minacce di morte, abbiamo paura" - Genova 24

Lettera al direttore

Appello

Centro Anidra: “Contro di noi gogna mediatica e minacce di morte, abbiamo paura”

I collaboratori e volontari della comunità di Borzonasca al centro delle cronache degli ultimi giorni: "Siamo i primi a voler capire cosa sia successo ma chi è sotto inchiesta è innocente fino a prova contraria"

Centro Anidra

Genova. Riceviamo e pubblichiamo da Francesca Cambi, portavoce “soci e collaboratori del Centro Anidra”. Il centro è coinvolto direttamente nell’indagine che ha portato all’arresto del capo spirituale Paolo Bendinelli e del medico bresciano Paolo Oneda per la morte di una frequentatrice della comunità di Borzonasca. Inoltre sempre legata alla realtà del centro Anidra è aperta un’altra indagine su presunte violenze sessuali.

Gentile Redazione, questa lettera non vuole essere né un comunicato stampa né una nota ufficiale, ma solo un appello a voi operatori dell’informazione in riferimento ai fatti di cronaca che vedono indagati alcuni membri del Centro Anidra di Borzonasca (GE) e che attualmente sono oggetto di pruriginosa attenzione da parte dell’intera comunità locale e nazionale.

Siamo i primi a voler capire cosa sia realmente successo ma non dimentichiamo che le eventuali responsabilità penali sono personali e chi è sotto inchiesta è e deve rimanere innocente fino a prova contraria. Invece, contro di noi, soci, dipendenti, collaboratori, frequentatori del Centro Anidra, seppur né accusati né indagati di alcunché, si è scatenata una gogna mediatica senza precedenti.

Siamo sconvolti dalle continue minacce che ci piovono addosso, molte di morte, e abbiamo paura.

La narrazione del “Santone” che dirige una “setta” riducendo in “schiavitù” i suoi “adepti” potrà aiutare a fare qualche clic in più, vendere più copie o aumentare il numero dei telespettatori, ma non aiuta il pubblico a capire piuttosto lo induce a considerare una intera comunità, umana e professionale, nessuno escluso, colpevole ancora prima di una sentenza e tutto ciò è profondamente ingiusto.

Il Centro Anidra è un agriturismo, una scuola di formazione, una fattoria didattica e sociale, e negli anni abbiamo sempre lavorato con passione e sacrificio per poter realizzare qualcosa di bello e di utile per tutti i nostri ospiti. Durante la pandemia sono tantissime le persone che ci hanno chiesto di poter venire a vivere e lavorare qui. Abbiamo vinto premi, concorsi, bandi pubblici. È sufficiente cliccare sul nostro sito per vedere e capire, ma il pubblico si accontenta di un titolo, di una narrazione, non approfondisce. E oggi il Centro Anidra è percepito come un luogo infernale, orrendo e perverso, una narrazione che non ci appartiene per cultura, formazione e senso di civiltà.

La magistratura accerterà se qualcuno ha sbagliato ma gli altri fino a prova contraria sono innocenti, compresi tutti quelli che hanno trascorso qui le loro giornate di festa e di riposo, tutti quelli che seguono i nostri corsi, tutti quelli che sono passati qui e hanno lasciato un messaggio di affetto e di stima per il nostro lavoro, tutti quelli che qui ci lavorano investendo nella loro crescita umana e professionale. Siamo tutti innocenti e abbiamo paura perché molte persone hanno fatto di tutta l’erba un fascio considerandoci degli assassini che meritano di morire.

Chi è stato qui ha visto e capito con i suoi occhi la nostra realtà sociale. Ha potuto vedere che il Centro Anidra non è una “setta” che non esistono “santoni” e che nessuno viene ridotto in “schiavitù”. Le nostre porte sono sempre state aperte a chiunque e vogliamo aprirle anche voi operatori dell’informazione perché non abbiamo nulla da nascondere, venite qui a vedere, sarete nostri ospiti, capirete la realtà sociale ed economica che rappresenta il Centro Anidra.

Tutto questo a tutela di una buona informazione e della reputazione di tante persone che non sono né indagate né accusate di alcunché ma che nonostante questo ricevono minacce di morte“.

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