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Caos autostrade, le aziende genovesi: “Siamo esasperati, avremo sofferenze per anni”

Ennesima giornata infernale, Botta: "Autostrade e ministero assenti sui ristori, chiediamo di ridurre al minimo i disagi in estate"

Genova. “Non sappiamo più cosa dire, ormai l’esasperazione è quotidiana. La dimostrazione della gravità del problema è sotto gli occhi di tutti e dovrebbe esserlo in primis delle amministrazioni”. A parlare è Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto e voce del comitato Salviamo Genova e la Liguria che da oltre un anno, radunando più di 20 associazioni di categoria, si batte per l’economia genovese messa in ginocchio dai cantieri delle autostrade.

Oggi l’ennesima mattinata infernale: prima la chiusura improvvisa della A10 nel tratto Aeroporto-Pegli, riaperto tre ore dopo il previsto, poi il delirio sulla A7 per l’effetto combinato dei cantieri e del traffico già in tilt sul nodo genovese. Per ogni giornata di blocco del traffico la stima dei danni all’autotrasporto, calcolati in termini di maggiori costi e perdita di produttività, è di circa 2 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunte le ripercussioni sul sistema della logistica, sul porto, sulle aziende di origine e destinazione della merce.

“Abbiamo il timore che la partita Autostrade si protrarrà tanto a lungo da perdere poi una dimensione temporale del reale danno che questa situazione sta generando – aggiunge Botta -. Quanto più si proietta in avanti l’ipotesi di una soluzione, tanto più diventa difficile fare una valutazione complessiva dei danni che tutto il territorio ha subito”.

La staffetta al governo, infatti, non ha prodotto alcun cambiamento tangibile: sui ristori chiesti per i danni nella prima parte del 2020 non sono ancora arrivate risposte. “L’auspicio è che si possa mettere la parola fine a questo senso di assenza di Autostrade sui ristori, ma anche del ministero, che torna ad avere responsabilità, perché nel momento in cui ignora le istanze del territorio diventa correo di questa situazione”.

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Negli ultimi tavoli con ministero e Autostrade la Regione ha chiesto di concentrare la maggior parte dei cantieri ad aprile, in modo da avere meno disagi a maggio-giugno quando inizieranno ad allentarsi le misure anti-Covid e ripartirà almeno in parte il turismo, che al momento non subisce danni dai cantieri in autostrada ma dalla pandemia.

Una scelta condivisa dal mondo produttivo. “Va da sé che dobbiamo cercare di proteggere il settore turistico alberghiero nei momenti dell’anno che spiccano per fatturato: l’estate, Natale, Pasqua – osserva Botta -. In quel periodo bisogna cercare di ridurre al minimo i disagi sulle autostrade, senza che ciò vada a detrimento o a minacciare la sicurezza di chi viaggia in autostrada. Piuttosto chiediamo di lavorare h24, 7 giorni su 7 nei mesi di bassa percorrenza, e dare la possibilità di uno sfogo negli altri periodi dell’anno”.

D’altra parte prevale il realismo: “L’estensione temporale degli interventi che Aspi deve fare è talmente gravosa che andrà a coprire un arco temporale molto ampio. Non è che dandoci un colpo dentro nei lavori recuperiamo arretrati di anni in qualche mese. Dobbiamo metterci in  testa che questa situazione ci metterà a dura prova per anni e chissà con quali sofferenze“, prosegue Botta.

E per questo il conto dei danni è sempre più salato. Un miliardo per i primi sei mesi di emergenza (senza contare ponte Morandi), ma dopo l’estate sarà già un anno e mezzo. “I danni che si sono prodotti e che calcolato si riprodurranno, i dati sono sempre quelli. È evidente che alcuni settori già in lockdown per il Covid risentono meno del problema, ma nel momento in cui si dovesse tornare a riaccendere i motori dell’economia l’impatto diventerebbe maggiore”.

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