Sperimentazione

Cani che riconoscono il Covid dal sudore: l’idea per salvare i grandi eventi

In trenta secondi potrebbero riconoscere un positivo, al posto dei 15 minuti di un test ultra rapido

Genova. Riconoscere il Covid dall’odore del sudore delle persone, per accelerare lo screening e poter in questo modo gestire i grandi flussi di persone di eventi e hub di trasporto. Questa l’idea alla base della sperimentazione che in questi mesi è stata portata avanti al Bio-Campus di Roma e della Statale di Milano, con risultati incoraggianti.

L’idea alla base è quella di sviluppare il fiuto dei cani molecolari per riconoscere, attraverso l’olfatto, la presenza dei composti organici volatili associati al Covid-19 sulle persone, i loro vestiti e il loro odori. Una sperimentazione iniziata già tempo fa, non sempre con ottimi risultati, ma che in questi ultimi mesi si è sviluppata, arrivando a percentuali di successo sopra il 90%, come attestano dal Bio-Campus di Roma.

Ancora presto, ovviamente, per gridare al successo: in laboratorio i cani riescono a riconoscere “l’odore” del Covid tra due campioni alternativi, ma non è ancora certificato il fatto che il campione non scelto sia covid free. Questo sarà dirimente per l’utilizzo per il quale sono stati pensati, ovvero il “filtro” dei grandi flussi di persone in stazioni, aeroporti e grandi eventi. Un sistema che se sviluppato potrebbe garantire tempi di screening molto inferiori anche al tampone più rapido oggi a disposizione: trenta secondi contro circa 15 minuti.

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