Amarcord genoa

“Album dei ricordi rossoblù”: Alessandro Manetti, jolly di centrocampo

Centrocampista mancino di grande tecnica, jolly di centrocampo, ottimo rigorista e tiratore di calci di punizione

Arenzano. Centrocampista mancino di grande tecnica, autentico jolly di centrocampo ed ottimo rigorista e tiratore di calci di punizione, Alessandro Manetti, è cresciuto nel San Basilio Lazio e spiccava talmente forte, in mezzo al campo, rispetto ai suoi coetanei, al punto che  una ditta che sponsorizzava Michel Platinì, lo scelse, unico in tutta la regione Lazio, per uno stage nella scuola calcio di “Roi Michel“, in Bretagna. Alla fine del corso venne premiato come secondo miglior giocatore, su 500 partecipanti, tanto che Platini disse di lui: “Diventerà qualcuno”.

Con cotanto biglietto da visita, entra nelle giovanili della Lazio, collezionando nel suo curriculum quattro presenze in Nazionale Juniores e trovandosi, nel contempo a giocare, nei ragazzi biancoazzurri, in un centrocampo formato anche Gigi Di Biagio e Oberdan Biagioni… e lo fa con tanta classe da venire ribattezzato “il piccolo Bruno Giordano”.

Ne viene impressionato anche l’allenatore Giuseppe Materazzi, che lo fa esordire in prima squadra, al Flaminio, in una partita di Coppa Italia contro il Bologna, che vince 2-1 nei supplementari, per colpa (o meglio merito) proprio del grande ex Bruno Giordano (un goal ed un assist)..  ed il diciassettenne Manetti subentra al posto dell’altra leggenda laziale Paolo Di Canio, proprio dopo pochi minuti del primo tempo supplementare…

Un buon anno in Serie C1, in prestito al Mantova ed uno in panchina alla Lazio, allenata da Dino Zoff, affinando le doti tecniche, grazie agli allenamenti con Thomas Doll, Karl Heinz Riedle, Giovanni Stroppa, Angelo Grecucci, prima di essere ceduto all’Acireale di mister Giuseppe Papadopulo, dove ottiene la promozione in Serie B, giocando al fianco di Walter Mazzarri e Costanzo Celestini, tanto da attirare le attenzioni del Verona di Bortolo Mutti, che lo vuole con sé, in riva al Piave… Una collocazione ideale visto che vi resta sei anni, cinque in B ed uno in A (con 171 presenze ed 8 goal, di cui uno alla Fiorentina, su calcio di punizione nei minuti di recupero della partita).

Fra i tanti, in quel Verona giocavano Filippo Inzaghi, Damiano Tommasi, Gianluca Pessotto, Fabrizio Casazza, Antonio De Vitis, Marco Di Vaio, Eugenio Corini, Antonio Paganin, Vincenzo Italiano, Alfredo Aglietti, Marco Baroni e Vincenzo Iacopino… con Attilio Perotti (con lui la promozione in A), Gigi Cagni e Cesare Prandelli, a guidarli . nel tempo – dalla panchina.

Nel gennaio del ’99, il presidente Preziosi lo porta al Genoa e col Grifone giocherà per quattro stagioni, collezionando 94 presenze e godendo della fiducia dei vari mister del periodo (ancora Cagni, ma anche Bruno Bolchi, Guido Carboni, Alfredo Magni, Claudio Onofri ed il professor Scoglio), duettando fra gli altri – nei quattro anni che difende i colori del Grifone – con Cosimo Francioso, Ivano Bonetti, e Federico Giampaolo, Davide Nicola e Abdoulay Konko…

Con la gloriosa maglia rossoblù, segna cinque goal, il primo in un roboante 6-1, rifilato alla Ternana, suo bersaglio preferito, in quanto fa il bis l’anno dopo, alla prima di campionato, mentre gli altri tre, li fa a Cagliari, Bari e Crotone…

Nel 2002 passa al Venezia, dove gioca due stagioni, allenato da Gianfranco Bellotto e giocando a fianco, fra i tanti Fabio Bettarini, Igor Budan, Daniel Anderson (74 partite con la Nazionale svedese) e Paolo Poggi.

Con Padova, Alessandria, Derthona ed Arenzano (dove ha messo radici) gioca gli ultimi spiccioli di carriera…

 

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