“Album dei ricordi blucerchiati”: Angelo Sormani, il Pelé bianco - Genova 24
Amarcord sampdoria

“Album dei ricordi blucerchiati”: Angelo Sormani, il Pelé bianco

Meteora in blucerchiato, campione nel Milan, dove ha confermato le mirabilie che aveva mostrato al suo arrivo in Italia, nel Mantova dei miracoli

samp

Genova. Edmondo Fabbri, ala destra della Sampdoria nella prima partita della storia blucerchiata (nel lontano 1946),  una decina di anni dopo, fu il principale artefice del ‘miracolo’ Mantova, portato – in quattro anni – dalla Serie D alla A…   Arrivato nella massima serie, “Mondino” diede il suo assenso al tesseramento di un ventiduenne brasiliano, Angelo Benedicto Sormani, nato a Jaù (São Paulo), che in coppia con l’altro straniero, lo svizzero Anton Allemann, fece benissimo, tanto che quel Mantova, neo promosso, si classificò nono, proprio davanti alla Sampdoria (che invece aveva pescato in Jugoslavia, Vujadin Boškov e Todor Veselinović), tra l’altro sconfitta, allo stadio Martelli 2-0, proprio con una rete, di quel centravanti, che i virgiliani avevano cominciato a chiamare “Pelé bianco”…

Sormani aveva infatti iniziato a giocare nel Santos di Edson Arantes do Nascimento e siccome – per caratteristiche – ne ricopriva la  medesima posizione in campo, dopo un periodo di apprendistato, come riserva della “Perla Nera”, mister Luís Alonso Pérez, meglio noto col semplice appellativo di Lula, iniziò ad utilizzarlo, in coppia con “O Rey”, come ala destra.

La sua esplosione in Italia fu repentina (29 goal in 64 partite, nel biennio ‘61/63),  tanto da meritarsi l’inserimento nella rosa dei mondiali in Cile, al pari di altri tre oriundi, con credenziali ben superiori alle sue (José Altafini, campione del mondo nei precedenti Mondiali, col Brasile, oltre a Humberto Maschio ed Omar Sivori, già trionfatori della “Copa America”, con l’Argentina).

E’ una dibattuta storia, quella degli oriundi, decisivi per vincere i Mondiali del ’34 (Luis Felipe Monti, Enrique Guaita, Raimundo Orsi) e del ’38 (Miguel Ángel Andriolo), ininfluenti nella mancata qualificazione ai Mondiali svedesi del ’58 (in quattro in campo, seppur uno più forte dell’altro, nella sconfitta di Belfast (Alcides Ghiggia, Juan Alberto Schiaffino, Miguel Ángel Montuori e Dino da Costa), tanto è vero che l’avventura cilena sancì un lungo ostracismo agli oriundi, cui si salvò proprio il solo Sormani, ‘vergine’ da precedenti convocazioni con la ‘seleção  brasileira de futebol’, ma anche perché, nel frattempo, come selezionatore azzurro era stato nominato il suo mentore, Edmondo Fabbri, sostituito – alla guida del team della città dei Gonzaga – dal leggendario Nándor Hidegkuti (primo ‘falso nueve’ del calcio), che completerà la crescita tattica del ‘Pelè bianco’.

La porta della Nazionale resterà chiusa, agli oriundi, per quasi quaranta anni, dopo che Sormani ebbe giocato le sue sette partite con la maglia azzurra (sei vittorie ed una solo sconfitta), segnando anche due reti, una ad Istanbul (in una partita di qualificazione per gli Europei) e l’altra in un’amichevole contro il ‘suo’ Brasile, passata alla storia non solo per il netto 3-0, ma soprattutto per la ferrea marcatura di Trapattoni su Pelé (rimasto peraltro in campo solo 25 minuti)…  e sarà proprio il mitico ‘Trap’ (da c.t.) a riaprire agli oriundi, convocando quel Mauro Germán Camoranesi, che poi – con Marcello Lippi – si fregerà del titolo di Campione del Mondo, in Germania, nel 2006.

Ma, tornando a Sormani, il suo boom mantovano scatenò un’incredibile asta (cui partecipò anche il Barcellona), vinta dalla Roma, con una faraonica cifra, che gli fece guadagnare un altro soprannome, “mister mezzo miliardo”.

L’esperienza nella capitale (25 presenze e sei goal), tuttavia, non fu positiva, costretto a giocare spesso fuori ruolo, con altri campioni dal ritmo compassato, come Antonio Valentin Angelillo (anche lui un oriundo, che giocò sia con Argentina, che Italia), ‘Picchio’ De Sisti e Pedro Manfredini, detto ‘il piedone’, cosicché, nell’estate del ’64, il presidente Glauco Lolli Ghetti pensò a lui per rinforzare una Samp, che aveva mantenuto la Serie A, solo grazie allo spareggio col Modena e che vedeva il miglior giocatore (Giancarlo Salvi) andare in cerca di fortuna nel Milan e – convinto di indovinare l’ambo – gli affiancò anche l’altro oriundo Ramón Francisco Loiácono

Come andò a finire, l’abbiamo già raccontato, parlando del‘ tanguero’… un attacco ‘atomico’, che schierava Frustalupi, Lojacono, Sormani, Da Silva e Barison, segnò 19 resti, in tutto il campionato, di cui solo due l’ex riserva di Pelè…                                  Una, ininfluente, in un 3-0 rifilato alla Fiorentina, l’altra decisiva per la salvezza, in quanto foriera di una vittoria in trasferta col Toro (un po’ come farà Loris Boni otto anni dopo)… Ma a sottolineare l’annata storta a Genova, la domenica dopo, Sormani venne iscritto nel tabellino del match casalingo, contro l’Inter, alla voce ‘autoreti’…

La colpa? Non cero dell’allenatore, Ernst Ocwirk (tra l’altro, non solo il miglior centromediano metodista del Doria, ma anche della “Wunderteam” austriaca), che si trovò a gestire un undici, con tre giocatori fotocopia (Sormani, Da Silva e Lojacono), che si schiacciavano i piedi… e non solo quando c’era una punizione da battere!

Di avere le stigmate del campione, il ‘Pelè bianco’ lo dimostrò al Milan (scelto dal d.t. Gipo Viani), giocando prima alla corte di un giovane (come mister) Nils Liedholm (con 21 goal, immediatamente l’anno dopo la negativa esperienza con la Samp), ma soprattutto col ‘Paron’ Nereo Rocco, che ne esaltò la duttilità tattica, arretrandone il raggio d’azione e trasformandolo, al pari di Gianni Rivera, in un rifornitore di palle goal per i compagni (Amarildo, Pierino Prati, Kurt Hamrin, Nestor Combin), al punto di fare incetta di trofei: (1 Coppa Italia, 1 scudetto, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale) e totalizzando, col Diavolo, 45 reti in 134 partite.

Due anni a Napoli (in coppia con Josè Altafini), uno a Firenze e tre a Vicenza, chiudono la carriera … Oriundo? No, italiano e senza ‘saudade’, visto che è qui che ha messo radici… e pazienza se, in blucerchiato, Angelo Benedicto Sormani ha vissuto una stagione fatta più di ombre, piuttosto che di luci… Ha dimostrato altrove, che la nomea di “Pelè bianco”, conferitagli all’arrivo in Italia – dai media nostrani – non era immeritata…

 

Della stessa serie “Album dei ricordi blucerchiati”

 Bruno Mora, l’ala perfetta

 Trevor Francis, “the striker”

 Ruud Gullit , “Cervo che esce di foresta”

 Nacka Skoglund, il re del tunnel

 Toninho Cerezo, samba scudetto

 Graeme Souness, “Charlie Champagne”

 Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

 Sebastián Verón, “La Brujita”

 Luisito Suárez, “El arquitecto” dei primi anni ’70

 Tito Cucchiaroni, una leggenda nella storia della Samp

 Ernst Ocwirk, il faro del Prater

 Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

 José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

 Srecko Katanec, la gazzella slovena

 Jorge Toro, dalle Ande agli Appennini Liguri

 Luca Vialli, il bomber

 Eddie Firmani, il “tacchino freddo”

 Ermanno Cristin, il “Nordahlino” di Marassi

 Sergio Brighenti, il capocannoniere

 Roberto Vieri, la fantasia al potere

 Mario Frustalupi, il piccolo grande” regista

 Gaudenzio Bernasconi, l’orsacchiotto

 Fausto Pari, una vita da mediano

 Giovanni Invernizzi, la classe operaia in paradiso

 Walter Zenga, l’uomo ragno

 Giovanni Lodetti, da “basleta” a “baciccia”

 Attilio Lombardo, il “Popeye”

 Valter Alfredo Novellino, il Monzon della panchina

 Alessandro, “il conquistatore” Scanziani

 Enrico Nicolini, “il Netzer di Quessi””  

 Loris Boni, il “baffo” col numero 8

Boškov e Veselinović, gli jugoslavi

Maryan Wisnuewski, il francese arrivato da Lens

 Giorgio Garbarini, il generale Custer

 Marco Rossinelli, fuga per la vittoria

 Pietro Vierchowod,  lo Zar

 Francisco Ramón Lojacono, “el tanguero”

Domenico Arnuzzo, il geometra di fascia

Giovanni Guerrni, il Robot Mazinga Z

Marco Sanna, il guerriero ichnuso

Fabian Valtolina, il velocissimo “Beep Beep”

Fabrizio Casazza, portiere in Gradinata