Quantcast
Calcio

Al via un corso per team manager delle squadre di calcio

Lo speciale del Ct Vaniglia

Partirà il prossimo 11 maggio il nuovo corso dedicato alla formazione dei Team Manager per squadre di calcio, calcio a cinque e calcio femminile, organizzato dalla Scuola dello Sport in collaborazione con il Settore Tecnico della FIGC.

Il corso, che sarà strutturato su due moduli (11-13 maggio e 18-20 maggio), si terrà interamente on-line (lezioni in via telematica), con la finalità di formare quelle figure professionali che fanno “da filtro fra dirigenti e spogliatoio”.

Il termine ultimo per presentare la propria domanda di partecipazione sarà il prossimo 7 maggio.

La figura irrinunciabile del team manager è divenuta oramai di importanza basilare nel calcio moderno. C’è chi la considera una professione di transizione sulla strada per diventare direttore sportivo o allenatore e chi invece se ne innamora conservandola fino alla pensione. In Italia ha iniziato a farsi strada a partire dalla metà degli anni ’80 ed è stata a lungo considerata, nell’immaginario collettivo, come quella che si occupava di segnalare all’arbitro le sostituzioni con i relativi tagliandini ed in grado prima del fischio d’inizio, di compilare correttamente la distinta sino ad organizzare i viaggi in pullman. Nel calcio minore la sua funzione è forse indicativamente ancora questa, mentre invece a livello professionistico/globalizzato è fondamentale avere un team manager a disposizione che accompagni la squadra.

Il lavoro del team manager si è infatti decisamente assortito, professionalizzato, articolato, sino a diventare l’entità “garante”, la linea di raccordo tra squadra (comprensiva di staff tecnico) e dirigenza. Un ruolo in cui la credibilità è essenziale su entrambi i fronti, sia a cospetto del giocatore che del presidente.

Si tratta di un mestiere nato, in qualche modo, da una “costola” del direttore sportivo, un tempo “uomo di campo”, oggi sempre più uomo di scrivania e concentrato “h. 24” sulle trattative di un mercato sempre più incessante e mondializzato. La squadra organizzativa curata dai diesse è diventata, progressivamente, quella degli osservatori (o scout) e la comunicazione si è essenzialmente ridotta a quella attraverso il cellulare, per capire come chiudere gli affari in uscita.

Per tutte le esigenze della “squadra del presente”, quella che si allena e scende in campo ogni weekend, ci pensa, per l’appunto, il team manager. Che, non a caso, come figura professionale, è universalmente riconosciuta come primo gradino da percorrere nella gavetta che dovrà portare proprio alla “promozione” a direttore sportivo. Sono in tanti, però, coloro i quali si innamorano di questo ruolo e non lo abbandoneranno più nel corso del tempo: è il caso di ricordare, tanto per fare un esempio, di Giorgio Ajazzone alla Sampdoria: è stato nominato team manager ufficialmente all’inizio della stagione 1996-1997, ma in casa blucerchiata è entrato molto prima, nel 1978, quando la figura di TM non era nemmeno una “idea” ed esisteva una “formazione del dietro le quinte” composta da 5 figure tuttofare che si occupavano un po’ di tutto, dalla biglietteria all’organizzazione delle trasferte.

Ecco, se c’è un ambito in cui un team manager diventa irrinunciabile (e a diverse latitudini calcistiche), è proprio l’organizzazione dei viaggi della squadra: biglietti aerei, sistemazione in hotel, spostamenti prepartita in pullman. Insomma, stiamo parlando di una vera e propria “agenda” per giocatori e staff tecnico.

Si diceva degli sbocchi professionali di chi inizia da team manager: c’è – come detto – chi il ruolo non l’abbandona mai e, in questo senso, il nome più celebre e spendibile è quello di Lele Oriali che negli ultimi anni si è diviso tra Nazionale e Inter come braccio destro fidatissimo di mister Antonio Conte.

Chi, invece, e questa è una curiosità, si è trasformato in allenatore: è il caso, in questo senso, di Eusebio Di Francesco. Al termine della sua ultima stagione da calciatore al Perugia, nell’estate 2005 viene nominato team manager della Roma allenata da Luciano Spalletti (di cui sarà poi successore sulla panchina giallorossa nel 2017). Un incarico mantenuto un anno, prima di diventare direttore sportivo della Val di Sangro in Serie C2.

Insomma: nella stragrande maggioranza dei casi, il team manager ha un passato da calciatore e, al tempo stesso, una buona parlantina e spiccate attitudini gestionali.

Più informazioni