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Genova. Lo “spirito di coesione” dei partigiani liguri, capace di perseguire l’obiettivo della liberazione senza farsi distrarre dalle differenze e dalle divergenze, “è una ricchezza che la storia della Resistenza ligure può offrire a tutto il paese anche in questo nostro presente. Uno spirito necessario, allora come oggi, per far fronte a evenienze eccezionali, come quella che stiamo attraversando da più di un anno”.

È il punto centrale dell’orazione che la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha tenuto al teatro Carlo Felice di Genova nell’ambito delle celebrazioni solenni del 25 aprile, festa della Liberazione. Una giornata centrale per Genova, medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza, segnata ancora una volta dall’emergenza coronavirus che ha impedito di organizzare il tradizionale corteo in via XX Settembre seguito dalla celebrazione in piazza Matteotti.

La giornata è iniziata al cimitero monumentale di Staglieno dove sono state deposte le corone al Campo Israelitico, al Sacrario Trento e Trieste e al Campo Caduti Partigiani.

Poi il momento solenne al ponte Monumentale dove sono state deposte le corone d’alloro alla memoria dei deportati e dei morti di tutte le guerre. Presenti la ministra Marta Cartabia, il sindaco Marco Bucci, il presidente ligure Giovanni Toti, il presidente dell’Istituto ligure per la storia della resistenza e dell’età contemporanea Mino Ronzitti e il presidente di Anpi Genova Massimo Bisca.

Quindi, all’ingresso del Carlo Felice, un ensemble d’ottoni ha eseguito uno speciale arrangiamento di Bella Ciao prima della cerimonia ufficiale all’interno, chiusa al pubblico e trasmessa solo in streaming. A seguire il concerto dell’orchestra del Carlo Felice che ha eseguito l’elegia “Crisantemi” di Giacomo Puccini e il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi con la direzione di Valerio Galli.

Genova come esempio di unità per ricostruire l’Italia, spiega la ministra: “Di questo spirito, capace di contenere le tensioni di parte in vista di una costruzione comune, di questa apertura culturale, di questa disponibilità d’animo e di questa capacità di sintesi e di questa creatività che sono alle origini della nostra convivenza civile c’è bisogno oggi più che mai, in questo tempo di ricostruzione, recovery, che i cittadini italiani attendono”.

Perché a Genova, ha ricordato la guardasigilli, “la liberazione avvenne anche grazie al concorso della resistenza civile, certamente meno visibile ed eclatante rispetto a quello della resistenza armata, ma non meno rilevante per l’importanza del contributo che seppe fornire a sostegno dei combattenti, offrendo rifugio, alimenti, protezione. Donne e uomini, civili e arruolati, contadini e operai, cittadini e montanari, bianchi e rossi, persone di ogni appartenenza politica seppero lasciar prevalere le forze di coesione sulle spinte centrifughe, in vista del comune condiviso imperativo dato dalla riconquista della libertà”.

La ministra Cartabia col presidente dell'Ilsrec Giacomo Ronzitti

“Non perdere di vista la libertà. Non perdere di vista l’obiettivo ultimo di tutto quell’impegno, quella fatica e quel sacrificio, la libertà appunto, fu essenziale per contrastare le inevitabili fratture che insorsero tra le varie componenti. Non perdere di vista l’obiettivo ultimo è necessario ora come allora per conquistare la liberazione e avviare la ricostruzione”, ha aggiunto ancora Cartabia.

“Credo che mai come oggi si possa comprendere fino in fondo il significato di libertà che è intrinseco a questo giorno – ha commentato il presidente ligure Giovanni Toti -. La libertà delle piccole cose che quando c’è viene data per scontata e quando non c’è più diventa un bene prezioso. La faccia di un amico, il potersi spostare, la libertà economica. Oggi come allora siamo alla vigilia di un momento importante di riacquisizione della nostra libertà. Oggi come allora siamo alla vigilia di sfide altrettanto importanti, quella della ripresa e quella del benessere, perché la libertà non è solamente le libertà individuali ma la possibilità di poter fare il proprio lavoro e vivere di esso. Sono contento che ci sia qua un ministro che rappresenta un governo di cui fanno parte, oggi come allora, tante forze politiche diverse ma tutte unite nello sforzo di far ripartire questo Paese”.

“Sono contento come sindaco e personalmente del fatto che il ministro sia venuto qui oggi – ha aggiunto a margine il sindaco Marco Bucci -. Il 25 aprile è un momento importantissimo della storia di Genova e di noi italiani. La libertà è una delle cose principali che abbiamo, finisce solo dove comincia quella degli altri. Chi è caduto per la libertà va ricordato sempre perché nelle sfide del futuro bisogna sempre ricordarsi della memoria e di quello che è successo. Noi ricordiamo quelli che hanno combattuto, quelli che hanno perso la vita, che hanno fatto del loro meglio per il bene primario, per la libertà, la giustizia e la possibilità di lavorare al progresso della nostra società civile. Sono molto contento che quest’anno nonostante il Covid, e spero sia l’ultimo anno in cui non possiamo avere la partecipazione pubblica, in realtà abbiamo cercato di consentire una partecipazione più allargata possibile”.

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