Vincolo sportivo, la presidente del Baiardo Cristina Erriu: "L'abolizione danneggerà anche i giocatori" - Genova 24
Intervista

Vincolo sportivo, la presidente del Baiardo Cristina Erriu: “L’abolizione danneggerà anche i giocatori”

Le parole della numero uno del sodalizio genovese su uno dei temi che saranno all'ordine del giorno nel prossimo futuro

presidente angelo baiardo

“Mi dica quanto vuole per il cartellino di mio figlio, glieli do io”. Non sappiamo se con le medesime ma parole ma la sostanza di questa frase è sicuramente stata alla base di moltissime discussioni tra genitori e società, quando i figli decidono di voler giocare in altri sodalizi ma sono ancora legati alla società di appartenenza dal celebre “vincolo”.  Come noto, il vincolo sportivo lega i ragazzi trai i 14 e i 16 anni fino ai 25, quando è possibile chiedere lo svincolo alla Federazione.

La legge Riforma dello Sport promossa dall’ormai ex ministro Vincenzo Spadafora prevede l’abolizione di tale legame, non da subito ma a partire dal luglio 2022. Detta così potrebbe sembrare un passo avanti che consente agli atleti di muoversi a proprio piacimento. In realtà, tale cambiamento non va a incidere sul “premio di preparazione”, che è quella somma di denaro che la società dove un giocatore è cresciuto può chiedere a un altro sodalizio che intende assicurarsene le prestazioni sportive.

Proprio su questo punto si concentra il pensiero della presidente dell’Angelo Baiardo Cristina Erriu. “Questa riforma penalizza i giocatori e le famiglie. I giocatori bravi troveranno sempre un posto. Ma quelli di livello medio faranno molta più fatica a trovare una squadra. Ad esempio, al Baiardo ci attiviamo per fare in modo che chi non approda alla prima squadra in Eccellenza possa trovare altri sbocchi nelle società limitrofe dalla Promozione in giù. Sono nostri ragazzi, li seguiamo nel percorso di crescita e siamo sempre ben felici di poterli inserire dopo un po’ di gavetta in prima squadra”.

“Se il ragazzo è libero – prosegue – nessuno lo tutela. Che non si pensi che l’abolizione del vincolo sia la panacea di tutti i mali. Una società seria fa in modo che i ragazzi tesserati giochino tutti. Senza vincolo questo non può accadere. Il punto fondamentale è che non sono le famiglie che devono pagare il cartellino dei giocatori. Sono le società che si devono mettere d’accordo. La reputo una cosa estremamente semplice da capire. Non è corretto né tantomeno legale chiedere a una famiglia di pagare per il cartellino del figlio. Più che togliere il vincolo sarebbe necessario verificare che tutti agiscano nel rispetto delle normative. Il cartellino non ha un costo: i direttori sportivi devono fare il loro lavoro occupandosi dei ragazzi fino a 24/25 anni”.

“In sostanza – conclude – i giocatori senza il vincolo sarebbero privi della ‘tutela delle società’, le quali tra l’altro sarebbero disincentivate a investire sui settori giovanili, e si troverebbero da soli a doversi cercare una squadra che in ogni caso dovrà far fronte al costo del premio di preparazione che, ripeto, non va a decadere”.