Commento

Seconde case chiuse in Liguria, Toti: “Mi scuso per l’ordinanza, la zona rossa sarà l’ultimo sforzo”

Il governatore: "È una misura restrittiva che vuole solo guardare al futuro". Riaprire al turismo? "Non è il caso di fare passi avanti"

Genova. Chiudere le seconde case “è una decisione che ci è costata, ė stata un scelta in controtendenza rispetto a quelle fatte anche nel passato ma la terza ondata, per fortuna, in Regione Liguria ha portato meno lutti e meno ospedalizzati. Rispettiamo la zona rossa e cerchiamo di fare un ultimo sforzo, e poi tuti insieme riprendiamo il gusto del futuro. E anche questa che sembra una misura restrittiva vuole solo guardare a un futuro più sicuro e più certo”.

Così il presidente Giovanni Toti commenta l’ordinanza annunciata ieri sera che da mercoledì a lunedì di Pasquetta compresi vieterà ai turisti ma anche agli stessi liguri di raggiungere le seconde case in regione, nonché le barche, i bungalow e le roulotte che possono essere usate come residenze secondarie. “Questo provvedimento disturba molti e me ne scuso, soprattutto chi vorrebbe venire a vedere le nostre coste o fare una passeggiata nei parchi”.

Ma “oggi vediamo crescere l’incidenza e le ospedalizzazioni soprattutto nel Ponente, territorio di elezione per le seconde case e per le barche – osserva Toti -. Questa Pasqua sarà zona rossa per decisione del governo, con alberghi, bar e ristoranti chiusi, con un danno all‘economia che sarà tutto sommato meno grave rispetto a quello che avremmo se lasciassimo correre questa Pasqua e ci trovassimo ad affrontare zone di rischio molto più elevato alla fine di aprile. Calcolando che gli ospedali si riempiono due settimane dopo l’aumento dell’incidenza vorrebbe dire chiudere quando il resto del paese può aprire”.

Per lo stesso motivo Toti non chiede ulteriori aperture al turismo, a differenza di quanto stanno facendo altri paesi: “Noi vorremmo riaprire, e in sicurezza. La nostra politica come regione è sempre stata di attenzione all’economia, e le associazioni degli albergatori, dei ristoratori, degli artigiani lo sanno. Credo che oggi, date le scelte di estrema prudenza fatte dal governo, non sia il caso di fare un passetto avanti che darebbe pochissimi risultati ai nostri operatori e porterebbe danno nel futuro. A questo punto cerchiamo di stringere i tempi, cominciamo a programmare le riaperture, non solo a maggio, ma pensare a un matrimonio a luglio o una fiera a settembre, come fanno già in altri paesi come la Germania, che è in una situazione peggiore della nostra”.

 

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