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L'allarme

Scuole chiuse, in Liguria aumentano i reati commessi da adolescenti: “Sono sempre più soli”

L'analisi, dati alla mano, della procura presso il tribunale per i Minorenni. Con scuole e centri di aggregazione chiusi e servizi sociali da remoto non arrivano i segnali del disagio

Genova. La pandemia ha accentuato il disagio degli adolescenti ma il lockdown, con la chiusura delle scuole e dei centri di aggregazione e la riorganizzazione da remoto dei servizi sociali non consentono di intercettarlo a sufficienza e gli effetti si fanno e si faranno sentire a livello psicologico ma anche penale. Perché se le segnalazioni di disagio, abbandono scolastico, ma anche bullismo, autolesionismo e fenomeni di devianza sono diminuiti nel 2020, i procedimenti penali contro i minorenni sono aumentati con una crescita ancora più preoccupante dei reati commessi da ragazzi con meno di 14 anni.

Lo sostiene, in un dettagliato articolo sulla rivista di settore Questione Giustizia Tiziana Paolillo, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Genova.

Ai minori la pandemia, da un lato, ha tolto praticamente tutto – ricorda il magistrato – andare a scuola, fare sport, vedere i propri amici, giocare all’aria aperta, andare dai nonni e dall’altro, paradossalmente, ha dato troppo: internet, mura domestiche, solitudine. 

“Ha accentuato la disuguaglianza tra chi ha mezzi materiali, umani e culturali da poter far svolgere ai propri figli quel surrogato di scuola che è la DAD e chi questi mezzi non ce li ha; tra chi ha una cameretta, una casa da poter mostrare alla maestra durante le lezioni on line e chi non ce l’ha; tra chi ha comunque qualcuno che gli prepara un pranzo e chi invece quel pranzo (a volte l’unico) lo faceva solamente alla mensa scolastica, tra chi ha necessità di avere un sostegno per seguire le lezioni, per eseguire i compiti, chi non può stare solo davanti ad uno schermo e chi tutte queste necessità non ha”.

Ma di questo disagio, che rappresenta un campanello d’allarme che le istituzioni che tutelano i minori dovrebbero raccogliere non è arrivato molto in questo 2020. Questo perché chi normalmente si rapporta con gli adolescenti nel quotidiano a causa del lockdown questi ragazzi non li ha quasi visti.

“Il lockdown, infatti, ha comportato non solo la chiusura delle scuole e di tutti i centri aggregativi ed educativi per minori – soggetti questi che solitamente hanno con la Procura un dialogo costante in merito a situazioni di disagio minorile (abbandoni scolastici, segnali di comportamenti devianti degli adolescenti, situazioni familiari a vario titolo problematiche…) – spiega Paolillo – ma ha ridisegnato anche le modalità di lavoro dei servizi socio-assistenziali riducendo, e in alcuni casi azzerando, le attività di segretariato sociale o attivandole con modalità “da remoto” che difficilmente riescono ad intercettare e a scavare pienamente nelle fragilità, spesso sfumate ed impercettibili anche ad un occhio attento, dei ragazzi e delle loro famiglie”.

Purtroppo tuttavia minori segnalazioni alla procura non significa che sia andato tutto per il meglio anzi. I dati relativi ai reati commessi dai minori sono in crescita.

“Nel 2020, il numero dei procedimenti penali -e quindi dei reati- non solo non è diminuito ma è addirittura in crescita rispetto agli anni precedenti e ciò nonostante le forti limitazioni alle uscite che i minorenni, così come gli adulti, hanno subito nei mesi di lockdown totale e ora di lockdown parziale che, a rigor di logica, avrebbero dovuto determinare anche una minor possibilità di uscire e di commettere illeciti penali”.

Non solo, c’è un altro numero allarmante quello relativo alle denunce per reati commessi da infraquattordicenni non imputabili che quest’anno nel distretto ligure sono aumentate rispetto agli anni passati (+7,33%)

Anche la natura dei reati, secondo il magistrato dovrebbe portare a riflessioni importanti. Si tratta infatti di “sempre più caratterizzati da violenza, scarsissima empatia nei confronti dell’altro e del diverso, utilizzo improprio dei social media, bulimia e aggressività sessuale, suona come un forte campanello di allarme e chiama noi adulti ad elaborare e sollecitare, senza indugio, interventi tesi ad attivare adeguati strumenti di protezione nei confronti dei ragazzi e ciò al fine di impedire che la pandemia e i suoi strascichi li travolgano irrimediabilmente”.

A questo link è possibile leggere l’articolo integrale

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