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Sciopero del porto di Genova, i lavoratori presidiano i varchi. La Culmv: “Gli accordi vanno rispettati” fotogallery

Per lo scalo genovese 24 ore di stop dopo la fallita mediazione con i terminalisti: "Scioperiamo per il rispetto"

Genova. E’ cominciato alle 5.45 di stamani il presidio di tutti i varchi portuali in concomitanza con lo sciopero del porto di Genova, indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uil trasporti dopo la lettera dei terminalisti.

Alle 9 i lavoratori in presidio sotto ponte Etiopia sono usciti dal varco bloccando il traffico in lungomare Canepa e hanno acceso alcuni fumogeni al centro della carreggiata. Al presidio hanno partecipato anche gli studenti del collettivo 16100 e alcuni rappresentanti dei circoli operai di lotta comunista. Dopo circa un quarto d’ora il blocco è stato rimosso.

Dopo circa 15 minuti il blocco è stato tolto. Una protesta simbolica perché i lavoratori non vogliono danneggiare la città in un momento delicato anche per il traffico cittadino: “Ora toglieremo il blocco” ha confermato il console della Culmv Antonio Benvenuti – ma a chi non rispetta i patti dobbiamo rispondere fermando il porto”.

“Per adesso presidieremo tutti i varchi del porto per fare in modo che tutti i terminal possano partecipare allo sciopero” spiega il delegato della Filt Cgil Luigi Cianci. “La situazione è paradossale – aggiunge riassumendo i fatti delle ultime settimane – la narrazione che viene proposta è l’esistente di una lettera in cui sostanzialmente le imprese del porto dichiarano che i lavoratori hanno estorto accordi a loro danno tramite l’autorità portuale e ora di questa lettera si nega di fatto l’esistenza”.

Proprio la negazione da parte di Confindustria dell’esistenza di questa lettera per i lavoratori la considerano “un’offesa all’intelligenza umana e ai lavoratori del porto”.

Nel merito “i contenuti mettono in discussione l’organizzazione del lavoro in porto e siccome noi sappiamo che in questi anni anche durante la pandemia le imprese hanno continuato a lavorare e a fare comunque i loro utili, quella lettera l’abbiamo ritenuta un’accusa infamante alla quale i lavoratori dovevano rispondere”.

“Gli accordi in porto rimangono – dice Gianluca Bugatti delegato Uiltrasporti – perché li abbiamo firmati ma il clima è cambiato visto che qualcuno ha pensato che si potessero rivedere e in assenza di una mediazione siamo stati costretti a scendere in piazza e bloccare il porto”.

Al momento i lavoratori restano in presidio a ponte Etiopia e agli altri varchi mentre dalle 8 sotto Confindustria è previsto un presidio indetto dall’Usb del porto a cui alle 9.30 si dovrebbero aggiungere anche gli iscritti a Cgil, Cisl e Uil. Al presidio a ponte Etiopia partecipa anche una folta delegazione di metalmeccanici della Fiom.

Lo sciopero nasce come risposta alla lettera consegnata a mano dal presidente dei terminalisti genovesi Beppe Costa al segretario generale dell’Autorità di sistema portuale di Genova, Savona e Vado ligure, in cui si diffida e mette in mora l’Autorità portuale per non avere vigilato sulle azioni della Culmv, comprese le richieste di adeguamenti tariffari erogate dalle aziende alla Compagnia dal 2013 ad oggi, circa 8 milioni che sono pronti a chiedere indietro come risarcimento danni. Da ricordare che proprio a gennaio i terminalisti hanno firmato l’ultimo accordo con la compagnia unica valido per l’anno in corso e nessuno poteva immaginare che nel giro di un mese quell’accordo potesse essere messo in discussione.

Sul perché i terminalisti abbiano fatto filtrare quella lettera, scritta due mesi prima dell’accordo poi firmato con la compagnia unica il console Benvenuti non si esprime: “Non mi chieda perché l’hanno fatto perché non lo so – dice al microfono di Genova24 – ma si è trattato o di una lettera improvvida o pensata. In ogni caso per noi gli accordi si rispettano e noi li rispettiamo, se qualcuno ha pensato di rimetterli in discussione sa che la nostra risposta c’è e ci sarà sempre”.

Questo è uno sciopero per il rispetto – aveva detto ieri il segretario della Filt Cgil Enrico Poggi – dopo il fallimento dell’ultimo tentativo di mediazione nella riunione in autorità portuale – perché quella lettera non tocca solo la Culmv ma è sintomatica di un atteggiamento che mi fa pensare che i terminalisti firmano gli accordi e poi li disconoscano”. I sindacati hanno chiesto ai terminalisti di disconoscere formalmente quella lettera: “Gli abbiamo chiesto di scrivere un documento formale di scuse disconoscendo quella lettera – spiega Poggi – e loro ci hanno risposto che visto che quella lettera per loro non ha alcun valore non c’è bisogno di disconoscerla”.

Per il coordinatore regionale della Fit Cisl Massimo Rossi da questa situazione “Si esce con una tavolo permanente in autorità portuale per avere una discussione continua e costante su cosa potrà essere il futuro del porto di Genova”.

“Confindustria dice: il lavoro è un privilegio. In questa frase che contestiamo totalmente è racchiusa la ragione per cui oggi siamo stati accanto agli uomini della Compagnia unica. Il lavoro, anche in un momento così drammatico, non è un privilegio, ma un diritto”: così il consigliere regionale Ferruccio Sansa. “È lo strumento che ci permette di far sentire la nostra voce nella società; è il nostro contributo alla città e al mondo in cui viviamo, oltre a essere ovviamente indispensabile per garantire a noi e alle nostre famiglia un’esistenza dignitosa, per consentire a noi e ai nostri figli di coltivare aspirazioni e opportunità. Il lavoro contribuisce a renderci uguali. L’espressione brutale di Confindustria rivela come per qualcuno dare lavoro sia una graziosa concessione, ma rivela soprattutto poca considerazione per il contributo che i lavoratori danno all’esistenza stessa delle imprese. Il lavoro, lo ripetiamo, è un diritto: deve essere tutelato, rispettato e sicuro. Anche lo sciopero è un diritto”.

“Il lavoro è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. Non può essere considerato un privilegio, questo innalza pericolosamente il livello della tensione che si è creata in questi giorni tra lavoratori portuali e terminalisti e dello scontro in un momento in cui si dovrebbe agire per proteggere particolarmente la pace sociale – commenta il Pd in una nota -. Il Partito Democratico è dalla parte dei lavoratori e dei loro diritti, a sostegno del dialogo e della concertazione tra le parti sociali. Ricordiamo che è proprio anche il lavoro dei portuali della nostra città che in questi duri mesi di pandemia ha assicurato la circolazione delle merci nel nostro Paese. E che per superare la crisi non è accettabile dover mettere in discussione accordi e diritti faticosamente raggiunti in questi anni”.
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