Riforma

Sanità, scatta la rivoluzione in Liguria: dal 1° maggio Alisa non gestirà più gli appalti

La Regione centralizza gli acquisti nella stazione unica Suar, l'opposizione: "Scelta preoccupante, aumenta la confusione"

Genova. Via libera dal Consiglio regionale alla riforma della giunta Toti che rivoluziona il sistema di appalti della sanità ligure. D’ora in avanti non sarà più Alisa a svolgere la funzione di centrale regionale di acquisto in questo ambito, ma tutte le procedure saranno ricondotte alla stazione unica appaltante della Regione (Suar), che potrà operare anche attraverso Liguria Digitale e il Consorzio Energia Liguria per acquisizione di forniture e servizi, e attraverso Ire per l’affidamento di lavori.

Dal 1° maggio Alisa cesserà queste funzioni ed entro il 31 dicembre il personale relativo dovrà essere trasferito alla Regione. L’obiettivo, come già specificato nel programma di governo della giunta Toti bis, è “razionalizzare e di potenziare il sistema di centralizzazione degli acquisti facente capo alla Regione e migliorare l’efficienza, l’efficacia e l’economicità delle sue prestazioni”. Con la nuova legge le centrali d’acquisto passano da nove a otto.

“Il sistema di centralizzazione, sebbene abbia apportato qualche beneficio in termini di economicità del sistema regionale, si presenta ancora troppo frastagliato rispetto all’obiettivo di svolgere un’azione coordinata e tempestiva, massimizzandone efficienza ed efficacia con riduzione di costi, a beneficio di tutti gli enti ed amministrazioni del sistema regionale”, si legge nella relazione di maggioranza secondo cui “tali strumenti possono contribuire, dato l’ampio volume degli acquisti, a un aumento della concorrenza e contribuiscono ad aiutare la professionalizzazione della commessa pubblica”.

Critiche invece le opposizioni. Secondo Enrico Ioculano (Pd), relatore per la minoranza, “non c’è alcuna prova che la nuova organizzazione porterà un reale vantaggio economico”. Per il capogruppo dem Luca Garibaldi “la scelta di smantellare la centrale unica degli acquisti, decisione assunta in 20 giorni con estrema urgenza, è ai limiti del preoccupante. Passare da avere una unica struttura, che in questo periodo specialmente è più che mai fondamentale, ad avere 3 diverse realtà con poteri quasi uguali tra loro, porterà inevitabilmente a pasticci e confusione”.

Contrario anche Gianni Pastorino di Linea Condivisa, che rileva come sia “insensato far confluire una centrale molto più grande in una piccola, e così si allontanerebbe la stazione appaltante dai reali bisogni del sistema sanitario”. Per Ferruccio Sansa dell’omonima lista “è una riforma anomala. L’unico disegno che io vedo è concentrare il potere e sottrarlo al controllo”. “Non vorrei che alcune modifiche fossero un escamotage per far sedere qualcuno su qualche poltrona – accusa il capogruppo M5s Fabio Tosi -. Questa norma dichiara il fallimento politico di una struttura fortemente voluta dalla precedente legislatura”.

“Ho vissuto cinque anni a sentirmi dire che Alisa ero uno strumento inutile e pletorico, oggi vengo accusato di smantellarlo – ha risposto il presidente della Regione Giovanni Toti -. Inoltre questa è la stessa linea politica propugnata dai partiti che sono all’opposizione. Non riesco a cogliere un filo conduttore. Che le centrali d’acquisto funzionino in maniera farraginosa è vero, rinunciare a porre un rimedio sarebbe una colpevole inerzia. Non stiamo disfacendo Alisa, ma semplicemente riequilibrando con un cacciavite alcune cose.

Durante la votazione è stato respinto un emendamento della minoranza che prevedeva un ulteriore passaggio al vaglio della commissione antimafia del Consiglio regionale per le attività della Suar. Una scelta “gravissima”, secondo l’opposizione, “soprattutto su un tema, come quello delle sanità, che è diventato in questi mesi, uno dei principali settori su cui le mafie operano e lucrano”. Toti ha replicato parlando di di “accuse striscianti e offensive, quasi ci fosse una collusione o una connivenza rispetto a fenomeni di illegalità, che se qualcuno volesse denunciare dovrebbe farlo in ben altro luogo”.

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