Dietro l'angolo

Sampierdarena, il parco dimenticato: spaziosi e in ordine ma i giardini Costa sono sempre deserti fotogallery

Si trovano all'ombra del Matitone, nati negli anni Novanta con il centro direzionale, non hanno mai trovato un'identità precisa

Genova. A seconda che sia l’alba o il tramonto, si trovano all’ombra del Matitone o di palazzo Lancia. Sono 6500 metri quadri, di cui circa un terzo di verde – ulivi, lecci, ginestre, piante da macchia mediterranea – e il resto di porfido rossiccio. Al centro una fontana lunghissima ed elegante che però non hai mai visto un goccio d’acqua. Nel complesso un’oasi ovattata tra la trafficata via Cantore, l’altrettanto trafficata via Di Francia e la vicina sopraelevata.

Siamo all’interno dei giardini Angelo Costa, a Sampierdarena. Una vasta area, privata ma di pertinenza pubblica, realizzata all’inizio degli anni Novanta, insieme al Matitone, sopra il silos auto a servizio dell’edificio pubblico. Si raggiungono dalla stessa via Cantore (l’ingresso è a monte del murales dedicato al tifoso del Genoa Vincenzo Spagnolo) e, solo teoricamente, con una passerella che sovrasta via Dino Col, sbarrata da secoli. Non certo giardini segreti, anzi, sono tra i più facilmente accessibili. Ma si presentano quasi sempre deserti.

Eppure. Non sono affatto sporchi, non sono abbandonati, ci sono alberi a ombreggiare e spazio sufficiente per dei bambini o ragazzi che vogliano giocare a palla, andare in bicicletta o altro. Ci sono sedute a volontà, e l’apertura è concessa ogni giorno fino al tramonto (al momento i cancelli chiudono alle 18e30).

L’area del Matitone, ufficialmente San Benigno Torre Nord, è stata progettata da Skidmore, Owings and Merrill, Mario Lanata e Andrea Messina e terminata di costruire nel 1992. I giardini si trovano così nel bel mezzo di un centro direzionale e nel quartiere cittadino a più alta concentrazione di edifici realizzati dopo il 1990. Edifici moderni, grattacieli di vetro e acciaio, a cui forse il genovese tipo è poco abituato. La modernità del contesto potrebbe essere tra i motivi di scarso utilizzo? Risposta che spetta agli urbanisti e ai sociologi.

L’altro motivo potrebbe essere l’effetto hortus conclusus. Le mura che circondano i giardini, così come gli alberi e gli arbusti, non rendono visibile da fuori quello che accade all’interno con la possibilità che l’area possa risultare facile riparo per attività losche. Inoltre c’è un vulnus di sicurezza: i giardini hanno un solo accesso e nessuna via di fuga alternativa in caso di problematiche di vario tipo.

In passato, in effetti, si erano verificati alcuni fatti poco piacevoli di cronaca, dallo sgombero di un accampamento abusivo sotto gli ulivi da parte di clochard agli amplessi in pieno giorno. Ma si parla di almeno 3, 4, 5 anni fa.

E’ come se i giardini Angelo Costa, dedicati all’imprenditore ed ex presidente di Confindustria, fossero respingenti. Eppure vengono presidiati costantemente, la manutenzione e la bonifica non sono considerate inefficienti. Forse, quando sarà finito il periodo pandemico, sarebbe utile lanciare un concorso di idee per ravvivare e sfruttare maggiormente questo spazio dimenticato.