Quezzi, odissea dopo la frana: "Sfollati da due mesi e mezzo, vogliamo tornare a casa" - Genova 24
Il caso

Quezzi, odissea dopo la frana: “Sfollati da due mesi e mezzo, vogliamo tornare a casa”

Quattro famiglie non possono dormire nei loro letti perché nessuno mette in sicurezza un muro crollato

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Genova. Da due mesi e mezzo non possono tornare a casa perché nessuno mette in sicurezza il muro crollato alle spalle del loro palazzo. È l’odissea che stanno vivendo quattro famiglie residenti al civico 185 di largo Augusto Merlo, nel quartiere di Quezzi, costrette a lasciare in fretta e furia i loro appartamenti lo scorso 4 gennaio, quando il terreno, gonfiato dalla pioggia incessante, ha ceduto trascinando con sé massi e fango fino a lambire le finestre delle case.

Chiariamo subito che la disputa è tutta tra privati. I vigili del fuoco, intervenuti per primi sul posto, non hanno potuto far altro che dichiarare l’inagibilità degli interni coinvolti emettendo un “divieto assoluto di permanenza nell’alloggio” fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. A confermare l’instabilità del fronte era stato un ulteriore cedimento avvenuto il 6 gennaio.

Impossibile, dunque, un intervento “in danno” ai privati da parte del Comune perché non esiste un rischio per l’incolumità pubblica. La proprietaria del terreno franato, teatro di un episodio simile già 35 anni fa, è Graziella Peschiera, una 75enne residente nelle vicinanze. Una ditta è già stata incaricata, ma le opere non sono ancora iniziate.

“Noi vogliamo che inizino al più presto questi lavori, stiamo andando fuori di testa – racconta Nicole Filacchione, che viveva all’interno 3 insieme alla madre Sabrina Grasso, al compagno di lei Andrea Perazzini e alla sua bimba -. Il posto lo abbiamo, viviamo tutti da mia nonna, ma avendo una bambina piccola e una persona anziana con noi stiamo subendo un grande disagio. A casa abbiamo dovuto lasciare il nostro acquario, e possiamo entrare a prendere le nostre cose solo accompagnati dai vigili del fuoco”. Insieme a loro c’è anche Koda, un cane pitbull di cinque anni, che è sopravvissuto dopo essere rimasto sepolto sotto i detriti della frana.

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“Inizialmente la proprietaria ci ha detto i lavori sarebbero iniziati entro pochi giorni – racconta l’avvocato Francesco Gaeta che insieme a Eugenio Gaeta difende i proprietari dei quattro appartamenti interdetti – ma così non è stato. Non sono stati nemmeno rimossi i detriti e c’è ancora il rischio che possa crollare qualche altro pezzo di muro. Noi al momento non stiamo chiedendo risarcimenti, il nostro interesse è far sì che le persone possano rientrare al più presto. C’è una signora di 89 anni che ha trovato sistemazione dal genero, ma lui è costretto a dormire sul divano e lei piange tutti i giorni perché vuole tornare a casa sua”. Uno degli appartamenti era abitato da un’inquilina in affitto che ha trovato definitivamente sistemazione altrove.

Nel frattempo è stata installata un’impalcatura provvisoria su una scala accanto ai giardini travolti dalla frana, ma nient’altro si è mosso. Così i condomini hanno promosso un ricorso cautelare per danno temuto, allo scopo di obbligare la proprietaria del terreno a eliminare la situazione di pericolo. “Purtroppo la burocrazia ci sta rallentando ulteriormente – spiega Gaeta -. Il tribunale ha dato l’incarico a un geologo di accertare se ci sia il pericolo di ulteriori frane e la prossima udienza è stata fissata solo per il 16 giugno“.

La signora Peschiera è vedova ed è sola al mondo – la difende l’avvocata Giovanna Crespi – e nonostante questo fosse un evento imprevisto e imprevedibile si è subito impegnata a rifare il muro. Purtroppo non si tratta di dare un’imbiancata. Ha incaricato un’impresa, un tecnico strutturista, un ingegnere qualificato e un geologo. Peraltro adesso l’esecuzione non può andare avanti finché non si farà la consulenza tecnica chiesta dalle controparti. Forse loro pensano sia una cosa semplice, ma non è così. Al momento è impossibile dare tempi certi”.

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