Revoca difficile

Porto di Genova, confermato al momento lo sciopero di venerdì

Domani ultimo tentativo con un incontro a palazzo San Giorgio

Genova. Lo sciopero del porto di Genova convocato dai sindacati per venerdì 5 marzo è al momento confermato. “Per ora non ci sono elementi per revocarlo. Da parte degli industriali non abbiamo sentito una smentita formale dei contenuti della lettera. Hanno solo ribadito che per loro è una lettera informale, senza conseguenze” dice Enrico Poggi, segretario della Filt-Cgil.

La riunione di oggi in prefettura, cui hanno partecipato anche il sindaco Marco Bucci e il presidente della Regione Giovanni Toti non è servita a convincere i sindacati a revocare lo sciopero proclamato per venerdì, a meno che non arrivino novità in giornata.

Il prossimo appuntamento è il tavolo convocato per domattina alle 10 dall’Autorità di sistema portuale con terminalisti e organizzazioni sindacali. Lo sciopero era nato come risposta alla lettera consegnata a mano dal presidente dei terminalisti genovesi Beppe Costa al segretario generale dell’Autorità di sistema portuale di Genova, Savona e Vado ligure, in cui si diffida e mette in mora l’Adsp per non avere vigilato sulle azioni della Culmv, comprese le richieste di adeguamenti tariffari erogate dalle aziende alla Compagnia dal 2013 ad oggi, circa 8 milioni che sono pronti a chiedere indietro come risarcimento danni.

“Abbiamo ribadito che la lettera non è ufficiale, l’abbiamo consegnata a mano quando avremmo potuto inviarla con una Pec – sottolinea Beppe Costa, presidente dei terminalisti genovesi di Confindustria -. E’ una lettera non ufficiale all’Adsp, la confermiamo, ma nessuna azione conseguente sarà attuata. Ribadiamo che sistema Genova e Compagnia unica sono da noi totalmente supportati e ritenuti fondamentali”.

Il senso della lettera dei terminalisti, a dispetto del linguaggio legale, sarebbe stato quello di sollecitare il porto a vigilare sulla Compagnia Unica in modo che il prossimo anno non ci sia una nuova richiesta di integrazione tariffaria ai terminalisti, ma non di esercitare azioni legali.

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