In ginocchio

Matrimoni, in Liguria fatturati in calo del 85%: il comparto oggi in piazza a Genova fotogallery

Fotografi, sarti, bomboniere, wedding planner: alcuni dei lavori legati a un settore senza protocolli né date per la ripartenza. In Liguria parliamo di 30 mila lavoratori

Genova. Tutti noi abbiamo una coppia di amici che avrebbe dovuto sposarsi nella primavera 2020 e ha deciso di rinviare le nozze prima a giugno 2020, poi a settembre 2020, poi a giugno 2021 e, in questi giorni, sta valutando che forse sì, sarà meglio rinviare ancora. Ma se per la nostra coppia di amici si tratta di procrastinare l’attesa con qualche disagio e molta frustrazione, questa situazione sta invece mettendo in ginocchio – moltiplicata per migliaia di casi – l’ampia galassia del settore wedding.

Fotografi, catering, organizzazione eventi, bomboniere, agenzie di viaggio, sartoria e abbigliamento, noleggio di auto, affitto di location e chi più ne ha più ne metta: solo in Liguria, dove nell’anno precedente alla pandemia, si sono celebrati 4662 matrimoni, di cui 1370 con rito religioso, il wedding genera un fatturato di circa 2 miliardi occupando 30 mila persone tra dipendenti diretti e indiretti.

Un mondo che questa mattina è sceso in piazza in diverse città italiane, tra cui Genova, per chiedere certezze sulla riapertura, protocolli per ripartire e un diverso sistema di assegnazione di aiuti e ristori.

“Nell’anno della pandemia e dei dpcm – con i relativi divieti e le relative chiusure – si è registrato un calo del fatturato dell’85%, diretta conseguenza di un calo dell’80% dei matrimoni celebrati – dice Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Liguria – c’è un problema di ristori insufficienti, un problema di liquidità ma soprattutto c’è un’assenza totale di informazioni sulla ripartenza, non esiste una data o una prospettiva di ripartenza, non esistono neppure i protocolli, in Germania stanno pensando di organizzare il ritorno alla normalità a giugno, qui queste persone sono ferme da un anno e non sanno cosa succederà, non è una cosa accettabile”.

Nelle piazze italiane, tra cui Genova, è andata in scena la protesta di “Insieme per il wedding”, un movimento apartitico dei lavoratori autonomi del comparto. “Siamo di fronte a una situazione insostenibile – afferma Raquel Torralba, fotografa e referente della piazza genovese – da una parte dobbiamo mantenere strutture e attrezzature, pagare tasse e affitti, dall’altra portare qualcosa per sostenere le nostre famiglie, tutto questo senza aver ricevuto alcun supporto e senza la possibilità di programmare”.

Le misure di sostegno economico previste dal governo e dalle istituzioni locali non sono state assolutamente proporzionate alle perdite. “Bisogna tenere conto – continua Raquel Torralba – che spesso il nostro fatturato è stagionale e le cifre su marzo 2020 non erano assolutamente rappresentative”.

Di positivo, spiegano i lavoratori del settore e le associazioni di categoria, c’è stato solo il superamento dei codici Ateco ma paradossalmente l’allargamento della platea dei beneficiari ha evidenziato ancora più chiaramente l’insufficienza delle risorse messe sul tavolo.

“Viviamo alla giornata, in balia di dpcm che cambiando continuamente le carte in tavola non ci permettono di pianificare il nostro lavoro”, è l’osservazione di Nancy Sanguineti, 34 anni, titolare di un negozio di bomboniere.

“L’organizzazione di un matrimonio può durare anche un anno – spiega Maria Paola Conte, titolate di un omonimo atelier a Genova – dopo mesi di chiusura forzata ci troviamo con un grande assortimento da pagare alle aziende, non parlo solo di merce invenduta ma anche di capi già venduti ma mai del tutto saldati”.

Sonia Costanzo e Virginia Corona dell’atelier Spose Così tornano sul problema dei codici Ateco “che ha pesantemente penalizzato l’intero comparto fino a oggi perché i singoli codici di commercianti artigiani e produttori di abiti da sposa non sono riconducibili al settore e quindi molti sono stati esclusi dai ristori”.

Laura Mameli e Claudia Atzori sono invece wedding planner: “Comprendiamo il momento, capiamo le difficoltà e confidiamo nei vaccini ma non possiamo più convivere con questa incertezza, il nostro lavoro consiste nel realizzare sogni e con i sogni non si scherza”.

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