Il racconto sportivo sempre più "statistico", ci stuferemo presto? - Genova 24
Nuovi trend

Il racconto sportivo sempre più “statistico”, ci stuferemo presto?

Provare a rendere scientifico uno sport per larga parte irrazionale può apparire una sfida interessante ma alla lunga potrebbe stancare

pallone

Ogni lingua è per sua natura in continua evoluzione. Un cambiamento perpetuo dettato anche dall’incontro con altri idiomi dai quali si adottano termini e modi di dire. Risulta dunque vana nel lungo periodo qualsiasi battaglia volta a cristallizzare usi e costumi linguistici. Di sicuro, tuttavia, analizzare, anche per sommi capi, i cambiamenti del gergo calcistico consente di capire qualcosa di più su come sta cambiando il calcio e sulla percezione dello stesso da parte della gente.

Non c’è dunque da meravigliarsi se ormai sono spariti i “terzini” e sono comparse caterve di “esterni bassi”. Probabilmente, il cambiamento è stato dettato dalla voglia di proporre un linguaggio “nuovo” per comunicare un calcio diverso e meno legato alla tradizione del “catenaccio”, passato di moda a meno che non lo proponga Simeone. In quel caso è “cholismo”. Modernissimo. Detto questo, il nuovo termine è più corretto rispetto a quello vecchio, in quanto la parola “terzino” proviene dal calcio dei pionieri quando chi difendeva occupava la “terza linea”, l’ultima prima del portiere. Secondo il significato originario, anche i centrali sarebbero terzini. Meno giustificabili, invece, le preferenze per “trasmissione” al posto di “passaggio”, “ripartenza” al posto di “contropiede”, “intermedi” al posto di “mezze ali”. L’ultima innovazione ingiustificata in ordine di tempo è stata la comparsa del termine “quinto” per indicare il semplice “esterno” o “tornante” del 3-5-2.

Una parola “matematica” che però è sintomo della piega che ha preso l’analisi dei match. Un linguaggio spesso oscuro, che forse appassiona soltanto alcuni giornalisti e qualche “nerd”, fatto di numeri, di “heat maps”, statistiche più o meno significative e percentuali su qualsiasi inezia di una gara. Dati che possono essere utili in qualche modo agli addetti ai lavori ma che poco danno al tifoso che desidera seguire lo sport che ama senza troppi voli pindarici e algoritmici. Lo stesso giornalista de La Gazzetta dello Sport Sebastiano Vernazza ha fatto appello in occasione di una puntata del nostro Parliamo di Sport a un ritorno a una lingua più concreta che trasmetta con semplicità a chi legge le emozioni autentiche e i fatti del campo da gioco.

La deriva “robotica” del linguaggio sportivo è forse solo all’inizio e, come premesso, non ci si potrà far nulla se essa riscuoterà successo. Tuttavia,  sarebbe un peccato, almeno per chi scrive, dire addio al patrimonio di vocaboli sportivi della lingua italiana che consentono di dipingere alla perfezione l’aspetto epico e “cinematografico” della partita di pallone. Ormai sempre più spesso definito “sfera”.

Come spesso accade, sono gli altri a evidenziare le nostre qualità, mentre noi siamo troppo impegnati a trovare il termine inglese di turno per far sembrare più “cool” la cosa più semplice. L’articolo di Sam Griswald, comparso sul The Guardian, spiega bene come la lingua del Manzoni permetta di raccontare in modo più ricco e colorato un incontro rispetto a quella di Shakespeare. L’italiano, si legge, attinge dal mondo del cinema e della rappresentazione teatrale molti vocaboli. Il giocatore deve infatti “interpretare un ruolo” e spesso cerca di essere “protagonista” dell’azione, ma senza dimenticare il “canovaccio” messo a punto dall’allenatore, il quale auspica che la palla passi spesso tra i piedi del “regista”, il più bravo a “dialogare con i compagni”. L’articolo prosegue con tutta una serie di espressioni intraducibili letteralmente in inglese, dove si parlerà di “play maker” ma mai di “director” per indicare l’Andrea Pirlo di turno. In Italia, le squadre seguono uno “spartito” alla ricerca della “sinfonia” giusta per fornire al pubblico lo “spettacolo” desiderato. Il tutto reso più semplice dall’impiego, sempre più raro, di un “fantasista”.

Insomma, tutto ciò potrebbe lasciare posto a una serie di cifre e tabelle, ma la sensazione è che ben presto si sentirà il bisogno di tornare indietro.

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