Dibattito

Il direttore del San Martino: “Da noi 400 infermieri no-vax, impossibile toglierli dai reparti”

Giuffrida: "Destinarli ad altre mansioni? Non sapremmo come sostituirli". Nel policlinico genovese quasi il 17% ha rifiutato l'iniezione

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Genova. Destinare a mansioni diverse i lavoratori sanitari che non si vaccinano? “È impossibile, bisognerebbe capire cos’è un ospedale prima di fare certe affermazioni”. È categorico Salvatore Giuffrida, direttore generale dell’ospedale San Martino di Genova, ente finito nell’occhio del ciclone dopo la scoperta di un cluster di coronavirus nella clinica di pneumologia che vede tra i contagiati anche un’infermiera no-vax.

A poche ore dalla notizia era stato il presidente della Regione Giovanni Toti a ipotizzare una legge regionale per obbligare il personale sanitario a vaccinarsi, sulla scorta di quanto affermato e ribadito ancora ieri dall’infettivologo Matteo Bassetti. Ma un provvedimento simile, che incide sulle libertà personali, potrebbe essere assunto solo con una legge dello Stato. E così il dibattito si è spostato su una misura alternativa: fare in modo che medici, infermieri e operatori socio-sanitari che rifiutano il vaccino anti-Covid non siano più a contatto diretto coi pazienti, per evitare che possano contagiare altre persone. Una proposta diventata poi bipartisan, visto che ha trovato anche il favore delle opposizioni in Liguria pronte a sottoscrivere una proposta di legge.

Al San Martino abbiamo circa 400 infermieri non vaccinati – spiega Giuffrida – e non possiamo permetterci di non mandarli in reparto perché non sapremmo come sostituirli. Ci vanno coi dispositivi di protezione, ma ci devono andare. Spesso accade che chi prende le decisioni non si rende conto del vero problema, che è il numero delle persone coinvolte. D’altra parte il trattamento sanitario non è obbligatorio, a differenza di altri Paesi, quindi andiamo avanti così, assumendoci ognuno le proprie responsabilità”.

I dati ufficiali in possesso del policlinico confermano le stime emerse nelle ultime ore: degli infermieri risulta vaccinato solo l’83,3%, mentre la percentuale tra i medici sale al 94%. In media il tasso di adesione complessivo sul personale sanitario del San Martino è dell’87%, con un residuo 13% che per ora ha rifiutato. “C’è sempre una quota di lavoratori che, per malattie pregresse, non possono ricevere il vaccino – continua Giuffrida – ma di solito è stimata intorno al 5-6%. Quindi, tra chi non si è sottoposto alla somministrazione, ci sono anche coloro che lo ritengono pericoloso“.

Occorre precisare che al personale ospedaliero non è mai stato proposto il vaccino AstraZeneca, sospeso dall’Aifa dopo alcune morti sospette in attesa di un parere definitivo da parte dell’Ema, ma solo quelli prodotti da Pfizer e Moderna, lo stesso che viene somministrato quotidianamente agli ultraottantenni anche in Liguria.

Nel frattempo, dopo la scoperta del focolaio a pneumologia, è stata avviata un’indagine epidemiologica per tracciare tutti i movimenti del personale e dei pazienti e ricostruire la catena del contagio. Non esiste e non esisterà mai la certezza che sia stata l’infermiera no-vax a contagiare i ricoverati e non viceversa, anche se è l’ipotesi ritenuta più probabile dai medici. In ogni caso, nei confronti della lavoratrice non potrà scattare alcun tipo di sanzione o provvedimento disciplinare, visto che non sussiste l’obbligo di vaccinarsi. Inoltre, visto il recente pronunciamento dell’Inail, dovrà esserle riconosciuta la copertura assicurativa per l’infortunio sul lavoro.

“L’età media dell’essere umano è aumentata grazie alla farmacologia e ai vaccini. Io appartengo a una generazione per cui i vaccini erano obbligatori, li ho fatti e non mi sono mai sentito leso per questo, perciò lo considero quasi doveroso – commenta Giuffrida dichiarandosi invece a favore di una legge che imponga ai sanitari di vaccinarsi -. Altre nazioni l’hanno fatto, come la Germania. Ma il mio è un ruolo tecnico”.

C’è però un aspetto interessante che potrebbe cambiare le carte in tavola: “Le assicurazioni professionali private che offrono copertura supplementare al personale sanitario, in vista del rinnovo delle polizze, stanno iniziando a chiedere ai loro clienti se sono vaccinati o no. In alcuni casi il rinnovo può essere negato, in altri viene richiesto il pagamento di un premio più alto. Ci stanno dando un bell’insegnamento”, conclude Giuffrida.

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