A colpi di vernice

Giardini Baltimora, la riqualificazione cancella la street art. E gli artisti coprono i graffiti per protesta fotogallery

I cantieri non risparmiano i murales di Roisone. Carratù: "Fniti i lavori valuteremo eventuali spazi alternativi"

Genova. Una spessa mano di bianco a coprire i colori e le scritte che in questi anni avevano decorato i muri grigi dei Giardini Baltimora. E’ il progetto di riqualificazione che in questi giorni sta coinvolgendo lo spazio urbano conosciuto come i Giardini di Plastica, incastonato, come è noto, nel centro del quartiere dirigenziale sorto tra gli anni 70 e gli anni 80 dopo le demolizioni del sestriere popolare di via Madre di Dio.

Il cantiere però non ha fatto sconti, arrivando a cancellare quelle che erano delle opere nate proprio da un precedente progetto di riqualificazione, che aveva come protagonista proprio la street art, intesa come strumento di crescita estetica degli spazi urbani. Una situazione paradossale che in queste ore sta creando una vera e propria ondata di sdegno in tutta la grande comunità dei writers, di Genova e non solo.

Papà chi ha cancellato i tuoi disegni?, mi ha chiesto mia figlia la scorsa settimana, quando siamo arrivati ai giardini, vedendo i muri prima colorati coperti dalla vernice bianca. Senza avvisaglie, senza che nessuno mi dicesse nulla, il mio lavoro, frutto di anni e di un accordo con il Municipio, è stato cancellato”. Queste sono le parole di Antonio Roisone, l’artista genovese autore dei graffiti che in questi mesi avevano dato una nuova vita ai grigi muri del ‘parco urbano’, graffiti frutto di un progetto di riqualificazione che avevamo raccontato su queste pagine.

Roisone è convinto che ci sia un errore, e che in qualche modo si possa rimediare: “Ovviamente ho chiesto spiegazioni, è l’unica risposta che mi è arrivata è stata la comunicazione che l’autorizzazione non c’era più – racconta – evidentemente è stato deciso che queste scritte non vanno bene, come mi ha detto un’operaio a cui ho chiesto spiegazioni tenendo per mano mia figlia, che in questi anni mi ha accompagnato in questo percorso artistico“.

La mortificazione diventa amarezza, amarezza che viene racchiusa in una lettera aperta scritta dal writer che scuote la comunità artistica genovese e non solo. Da qui la decisione di compiere una azione clamorosa: armati di rulli e vernice, l’artista e il collega Michele Mike si recano sul posto e coprono le restanti opere, cancellandole per protesta. Tra queste anche “La lanterna che ci guida in un mare agitato”, terminata lo scorso febbraio. Un gesto forte, provocatorio, che cancella un percorso nato 4 anni fa, ma che punta a restituire “dignità all’arte e agli artisti”, per sfuggire alla logica della rassegnazione.

Rassegnazione che potrebbe essere oltremodo giustificata visto il panorama della nostra città, che impallidisce difronte a quello che da tempo sta accadendo in altre realtà urbane: “Il comune di Torino ha donato un parco urbano di 456.000 metri quadrati agli artisti da usare liberamente, il parco Dora – ci racconta Roisone – oppure il comune di Milano, che ha creato l’iniziativa ‘100 muri liberi per la street art’, muri che ogni artista può anonimamente e autonomamente dipingere. Qua a Genova i metri quadrati di libera espressione sono zero.”. Tuttavia Roisone rivolge un appello ai privati “per aiutare gli artisti a trovare spazi dove esprimersi ed esercitarsi, credendo in loro e nelle loro capacità“.

“Sono dispiaciuto di questo gesto – commenta il presidente del Municipio I Andrea Carratù – c’è un progetto di riqualificazione da 350 mila euro, e i graffiti da soli non hanno riqualificato a livello sociale i giardini. Siamo comunque sempre d’accordo sui realizzare nuovi murales, e appena i lavori saranno finiti valuteremo nuovi spazi. Stiamo pensando alla parte di via D’Annunzio, vicino all’Amiu, dove esiste anche un sistema di sicurezza che potrebbe evitare nuovi vandalismi”

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