Crollo ponte Morandi, domani l'udienza sulle intercettazioni ai vertici di Autostrade - Genova 24
Verso il processo

Crollo ponte Morandi, domani l’udienza sulle intercettazioni ai vertici di Autostrade

Entro la prima settimana di aprile saranno chiuse le indagini sul crollo del viadotto, costato la vita a 43 persone

Crollo Ponte Morandi

Genova. Riprenderà domani l’udienza stralcio sulle intercettazioni da ammettere al processo sul crollo del ponte Morandi. Il giudice dovrà decidere se accogliere la questione di legittimità costituzionale sollevata da alcuni difensori degli indagati perché le accuse non sono state ancora formalizzate e quindi sarebbe impossibile per loro capire quali possano essere le conversazioni da tenere.

La procura ha depositato circa 480 intercettazioni che dovranno essere poi trascritte da un perito, Egle Traverso. Si tratta dell’ultimo passaggio cruciale in vista del futuro processo. Tante le conversazioni in cui parla l’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci a proposito della tragedia. Il manager dava appuntamento di presenza agli interlocutori per evitare di essere intercettato. E tra le conversazioni in mano agli investigatori del primo gruppo della guardia di finanza, guidati dal colonnello Ivan Bixio, anche le registrazioni a partire dal 2016 che due dipendenti di Spea (indagati anche loro) facevano durante le riunioni.

In particolare, sono 42 le registrazioni fatte da Marco Vezil e Massimiliano Giacobbi, in cui si parla delle cattive condizioni del Morandi molto prima che il viadotto crollasse il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone. A quelle riunioni partecipava l’ex numero tre di Aspi, Michele Donferri Mitelli all’epoca direttore delle manutenzioni. Nelle conversazioni usate nell’indagine sui falsi report dei viadotti e sulle barriere fonoassorbenti difettose, il manager spiegava che i voti dati sui viadotti dovevano essere abbassati. “Me li dovete togliere… Adesso riscrivete e fate Pescara a 40… il danno d’immagine è un problema di governance…” diceva Donferri.

Il riferimento era al risparmio perché in quel periodo stavano entrando nell’asset societario soci tedeschi e cinesi. Sono 68 le persone indagate (tre sono morte negli scorsi mesi) oltre alle due società Aspi e Spea. Le accuse a vario titolo sono di omicidio colposo plurimo, crollo doloso, falso, attentato alla sicurezza dei trasporti, omissione dolosa di cautele per la sicurezza dei lavoratori.