Eccolo

Approvato il nuovo decreto: niente zona gialla fino al 30 aprile ma possibili deroghe, vaccino obbligatorio per i sanitari

Tutti in zona arancione o rossa, ma potranno esserci deroghe. Scuola sempre in presenza fino alla prima media. I no-vax in sanità rischieranno lo stipendio

Genova. Tutta l’Italia in zona arancione o rossa fino al 30 aprile, anche se saranno possibili “determinazioni in deroga“. Non cambiano i parametri: si passa in zona rossa con Rt 1,25 o con incidenza superiore a 250 casi ogni 100mila abitanti. Le misure restano invariate con un’importante novità: in zona rossa la scuola torna in presenza fino alla prima media. Arriva lo scudo penale per chi somministra i vaccini. E soprattutto arriva l’obbligo di vaccinarsi per il personale sanitario di tutte le strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, ma anche farmacie, parafarmacie e studi professionali col rischio di perdere il diritto allo stipendio.

È quanto prevede il nuovo decreto legge approvato questa sera dal Consiglio dei ministri e firmato dal presidente Mario Draghi. Il provvedimento entrerà in vigore il 7 aprile, quando l’Italia uscirà dalla zona rossa nazionale prevista per le vacanze di Pasqua, anche se alcune regioni prolungheranno le restrizioni anche nelle settimane successive.

Zona gialla addio, ma c’è uno spiraglio

Il nuovo decreto sospende fino al 30 aprile la zona gialla: nelle regioni che avrebbero dati compatibili col regime meno restrittivo “si applicano le misure stabilite per la zona arancione“. Il testo apre però alla possibilità di deroghe: “In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonché dello stato di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con particolare riferimento alle persone anziane e alle persone fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga al primo periodo e possono essere modificate le misure stabilite dal provvedimento di cui al comma 1 nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 19 del 2020”.

Zona rossa

Si entra in zona rossa con Rt 1,25 o incidenza superiore a 250 casi ogni 100mila abitanti. Se questa soglia verrà superata nelle singole province, i presidenti delle Regioni potranno istituire la zona rossa e ulteriori misure ancora più restrittive. È il caso di Savona e Imperia, che potrebbero entrare del tutto o in parte in lockdown nei prossimi giorni.

Coprifuoco e visite a parenti e amici

Il coprifuoco rimane dalle 22 alle 5. Resta consentito in zona arancione (non in zona rossa) effettuare all’interno del proprio comune uno spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, tra le 5 e le 22, massimo due persone con minori di 14 anni e/o disabili conviventi.

Scuole

Le lezioni tornano in presenza ovunque, anche in zona rossa, dalla scuola d’infanzia fino alla prima media, senza alcuna possibilità di deroga da parte delle Regioni. In zona arancione scuole superiori in presenza tra il 50% e il 75%, in zona rossa saranno completamente a distanza sia le superiori sia le seconde e terze medie.

Scudo penale

Per la somministrazione del vaccino anti-Covid la “punibilità” ai sensi degli articoli 589 e 590 del codice penale è “esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel  provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative alle attività di vaccinazione”.

Vaccino obbligatorio

Fino alla completa attuazione del piano vaccinale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, si legge nel decreto, “le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita” contro il Covid-19. La vaccinazione potrà essere “omessa o differita solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestato dal medico di medicina generale”.

Entro 5 giorni dall’entrata in vigore del decreto gli ordini professionali e tutti i datori di lavoro del personale interessato dovranno trasmettere l’elenco dei propri iscritti o dipendenti ed entro 10 giorni le Regioni dovranno verificare lo stato vaccinale: chi non risulterà immunizzato sarà segnalato alla Asl. Se entro 5 giorni non arriveranno documenti che provino i presupposti per l’esenzione dall’obbligo, le aziende inviteranno formalmente gli interessati a vaccinarsi.

Se questo non avverrà, si legge ancora nel decreto, si provvederà alla “sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio“. A quel punto “il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio. Quando l’assegnazione a diverse mansioni non è possibile, per il periodo di sospensione, non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato”.

Concorsi pubblici

Le amministrazioni pubbliche potranno riprendere i concorsi in deroga alla normativa vigente, con una sola prova scritta e una prova orale (tranne personale dirigenziale), con l’utilizzo di strumenti informatici e con lo svolgimento in videoconferenza della prova orale.

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