Amarcord

“Album dei ricordi blucerchiati”: Ramón ‘Cisco’ Loiácono, “el tanguero”

Grande artista della ‘pelota’, il “Toro di Buenos Aires” ha lasciato, nei ricordi dei tifosi, i lampi di classe con cui illuminava le partite

Genova. El tanguero, Francisco Ramón Loiácono, arriva alla Samp nell’estate del ’64, quasi a fine carriera (ancorché non ancora trentenne), ma le aspettative dei tifosi blucerchiati di allora sono notevoli, visto che assieme a lui sbarca a Genova Angelo Benedicto Sormani, il Pelé bianco.

Sono una coppia, che fino a due anni prima ha vestito con onore la maglia azzurra, prima dell’ostracismo arrivato  nei confronti di tutti gli “oriundi”, dopo la “battaglia di Santiago” e l’eliminazione dai Mondiali del Cile, analogamente a quanto era avvenuto quattro anni prima per la mancata qualificazione a quelli svedesi, ad opera dell’Irlanda del Nord. Dopo quel lustro, vengono immolati, sull’altare dell’opinione pubblica, un numero smisurato di grandi campioni, che avevano rinunciato alla maglia del paese in cui erano nati, per venire a difendere quella azzurra, come successe ai due sampdoriani prima citati, ma anche ad altri, fra i quali ricordiamo a memoria José Alfafini, Valentin Angelillo, Dino Da Costa,  Eddie Firmani, Alcides Ghiggia, Humberto Maschio, Miguel Montuori, Juan Schiaffino, Omar Sivori

Un harakiri incredibile, per il calcio italiano, pagato a caro prezzo, soprattutto da quei campioni, tagliati fuori, in modo definitivo e nel fiore degli anni, dalle sfide internazionali, che avrebbero potuto portare gloria a loro ed al calcio azzurro, che da autoctono, il mondiale successivo, andrà a sbattere contro il muro della Corea del Nord.

Ma questa è un’altra storia, torniamo all’amarcord blucerchiato ed a “Cisco” Lojacono, il “Toro di Buenos Aires”, con la dinamite nei piedi, capace di infiammare uno stadio intero, anche dopo una notte, da protagonista, nella Roma della “dolce vita”, in via Veneto.

Esordisce da 18enne nel San Lorenzo de Almagro (la squadra per cui tifa Papa Bergoglio), ma esplode al Gimnasia de la Plata (29 goal in 51 partite), tanto che, prima di compiere 21 anni, disputa – con la Nazionale argentina – i Campionati sudamericani al fianco di altri assi, che verranno, a loro volta, a giocare in Italia, quali Tito Cucchiaroni, Omar Sivori, Ernesto Grillo (Milan) e Luis Pentrelli (Udinese).

Colleziona otto presenze con l’Albiceleste, prima che L.R. Vicenza e Fiorentina scoprano le sue doti, portandolo, in compartecipazione, in Italia e facendolo giocare un anno in Veneto (goal al debutto, a San Siro, contro il Milan) e tre in riva all’Arno,  arrivando ad indossare la maglia azzurra per otto volte, in cui segna ben cinque reti, di cui una contro la “sua Argentina”, in un’amichevole a Firenze, dove vive forse il miglior periodo italiano, con prestazioni di straordinaria vena, in coppia con un esplosivo Kurt Hamrin.

Nel ’59 esordisce in azzurro, contro la Spagna e di chi può essere il goal che pareggia quello del grande Alfredo Di Stefano, se non di Lojacono? A proposito della “Saeta Rubia” (il soprannome di Di Stefano), anche lui era argentino, eppure la Spagna ne fece una sua bandiera…

Nel ‘60 la Roma fa follie per ingaggiare Loiácono e formare un attacco stellare (con Ghiggia, Pedro Manfredini, Schiaffino ed Arne Selmosson), ma il rendimento del “Toro” non è forse in linea con le troppe attese (poche presenze, 56, ma pur sempre con 22 goal), condizionata dalle distrazioni tentacolari della Capitale, così che – dopo un’altra breve tappa a Firenze –  il suo destino incrocia quello della Sampdoria, che gli assegna la maglia n° 8, quella di Ernst Ocwirk, guarda caso il suo mister…

Come si diceva all’inizio, le aspettative dei tifosi blucerchiati, in quell’estate del ’94, erano altissime… convinti, anche qui,  che i cinque “delanteros” (Frustalupi, Lojacono, Sormani, Da Silva, Barison) potessero formare di nuovo un “attacco atomico”, come quello di Baldini e Bassetto… ma quando la palla l’avevano gli avversari, chi difendeva dei cinque?

Finché la ‘pelota’ è nei loro piedi, tutto bene… ed infatti nelle prime sei partite, il Doria colleziona dieci punti, nell’era dei due (e non tre) a vittoria…  Ocwirk ha il carisma e l’esperienza per gestirli, ma ogni punizione, vicina all’area di rigore avversaria, scatena una guerra per assicurarsene l’esecuzione ed i susseguenti “musi” di chi non riesce a calciarla… Questo perché sono tutti specialisti dei calci piazzati e se quelli del Toro italo argentino piegavano le mani ai portieri, anche quelle degli atri erano micidiali…

E così il “giocattolo” si rompe… troppi giocatori indocili, non avvezzi – come i purosangue –  ad avere briglie sul collo…

E nessuno corre per loro, come faceva “Basleta” Lodetti per il Golden Boy, Gianni Rivera… anche i difensori, salvo Francesco Morini, seppur di rango (Vincenzi, Fontana, Masiero, Bernasconi), non sono più nel fiore degli anni e l’unico che corre per tutti è “Martello” Delfino.

Alla fine del girone d’andata, Lolli Ghetti dà il ben servito ad Ocwirk, affidando la conduzione del team a “Pinella” Baldini, che alla fine salva la ghirba, con un punto in più del Genoa (che pur aveva vinto i due derby).

L’ultima partita in blucerchiato (prima di una lunga e soddisfacente fine carriera, ad Alessandria)Cisco” Lojacono la gioca a Bergamo, contro l’Atalanta e contribuisce ad uno 0-0, decisivo per la salvezza.

L’attacco “atomico” chiude con 18 goal all’attivo (più un’autorete) in 34 partite e Ramón ne realizza solo uno, quello della sua vendetta sulla Roma, nell’1-0 a Marassi alla ‘quarta’, in avvio di Campionato… eppure, lascia nei ricordi dei vecchi tifosi, i lampi di classe con cui illuminava la partita, sciorinando la grazia del grande artista della ‘pelota’, capace di invenzioni e funambolismi spettacolari, tipici della scuola sudamericana.

Della stessa serie “Album dei ricordi blucerchiati”:

 Bruno Mora, l’ala perfetta

 Trevor Francis, “the striker”

 Ruud Gullit , “Cervo che esce di foresta”

 Nacka Skoglund, il re del tunnel

 Toninho Cerezo, samba scudetto

 Graeme Souness, “Charlie Champagne”

 Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

 Sebastián Verón, “La Brujita”

 Luisito Suárez, “El arquitecto” dei primi anni ’70

 Tito Cucchiaroni, una leggenda nella storia della Samp

 Ernst Ocwirk, il faro del Prater

 Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

 José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

 Srecko Katanec, la gazzella slovena

 Jorge Toro, dalle Ande agli Appennini Liguri

 Luca Vialli, il bomber

 Eddie Firmani, il “tacchino freddo”

 Ermanno Cristin, il “Nordahlino” di Marassi

 Sergio Brighenti, il capocannoniere

 Roberto Vieri, la fantasia al potere

 Mario Frustalupi, il piccolo grande” regista

 Gaudenzio Bernasconi, l’orsacchiotto

 Fausto Pari, una vita da mediano

 Giovanni Invernizzi, la classe operaia in paradiso

 Walter Zenga, l’uomo ragno

 Giovanni Lodetti, da “basleta” a “baciccia”

 Attilio Lombardo, il “Popeye”

 Valter Alfredo Novellino, il Monzon della panchina

 Alessandro, “il conquistatore” Scanziani

 Enrico Nicolini, “il Netzer di Quessi””  

 Loris Boni, il “baffo” col numero 8

 Boškov e Veselinović, gli jugoslavi

 Maryan Wisnuewski , il francese arrivato da Lens

 Giorgio Garbarini, il generale Custer

 Marco Rossinelli, fuga per la vittoria

 Pietro Vierchowod,  lo Zar