Incontro con le scuole

8 marzo, il questore Ciarambino: “Gli strumenti esistono, le donne devono denunciare”

La ex dirigente dell'anticrimine Crocco: "Occorre un cambio di cultura: rispetto della donna e parità di genere devono essere insegnati dall'asilo"

Genova. “E’ fondamentale che le donne denuncino gli episodi di violenza o gli atti persecutori. Solo così possiamo intervenire efficacemente o per via amministrativa attraverso l’ammonimento, che a volte è sufficiente per mettere fine a certi comportamenti o nei casi più gravi per via giudiziaria con le indagini della procura”. Lo ha ribadito questa mattina il questore di Genova Vincenzo Ciarambino intervenuto all’incontro organizzato dalla Questura “La forza delle donne per le donne” a cui hanno partecipato via zoom i ragazzi di alcune classi V degli istituti superiori Pertini e Ruffini.

Il questore, rispondendo alla domanda di una studentessa a proposito dell’omicidio di Clara Ceccarelli, la commerciate di via Colombo ammazzata con più di cento coltellate dall’ex compagno, ha ricordato che “la donna non aveva fatto nessuna denuncia nei confronti dell’uomo e purtroppo nemmeno le amiche che poi sui giornali hanno dichiarato di sapere che l’ex perseguitata la 69enne da quando lei lo aveva lasciato “hanno mai fatto sapere nulla. Solo con la denuncia “l’omicidio sarebbe stato evitabile” ha detto Ciarambino rispondendo alla domanda delle studentessa.

L’incontro ha visto gli interventi di diverse donne delle istituzioni che in questi anni si sono a lungo occupate di violenza di genere e hanno spiegato ai ragazzi quali sono gli strumenti messi a disposizione dal legislatore per prevenire e contrastare questi episodi. In particolare l’ex dirigente dell’anticrimine della questura di Genova, Olga Crocco ha fatto un ampio excursus legislativo dall’introduzione del reato di stalking del 2009 alle legge sul femminicidio del 2013 infine al Codice Rosso che ha introdotto nuovi reati a tutela delle donne come il revenge porn, il reato di costrizione o induzione al matrimonio, il reato di sfregio e ha dato poi la massima accelerazione di tutte le procedure giudiziarie nei confronti dei reati contro le donne. Crocco ha poi sottolineato l’importanza dei protocolli per i percorsi di recupero per i maltrattanti, ma ha ricordato che la persecuzione dei reati non è sufficiente. “E’ sotto gli occhi di tutti la cronaca che continua a raccontarci di donne ammazzate – ha detto Crocco, andata in pensione da alcuni mesi dopo 13 anni a dirigere questo ufficio particolarmente delicato della Questura – e allora cosa possiamo fare? Occorre anzitutto aumentare le case rifugio per dare un immediato riparo alla donna – ha detto. Poi bisogna che tutte le donne abbiamo un lavoro e che chi non ce l’ha sappia che denunciando può ottenere perché uno dei motivi per cui le donne non denunciano è la dipendenza economica”. Fondamentale poi il cambio di cultura che deve cominciare già all’asilo: “Nei programmi scolastici deve tornare l’educazione civica e in questa devono entrare il rispetto della donna e la parità di genere”.

All’incontro sono anche intervenute l’attuale vice-dirigente dell’anticrimine Ilaria D’Ambrosio, l’ex procuratore generale di Genova Valeria Fazio e Anna Maria Musso, moglie del commissario Antonio Esposito ucciso dalle Br, che negli anni settanta faceva parte dell’allora ‘corpo di polizia femminile’ che si occupava esclusivamente di violenza di genere e di tutela dei minori. Solo con la riforma della polizia del 1981 le donne poliziotto hanno ottenuto una parità di incarichi con i loro colleghi maschi potendo svolgere tutti gli incarichi prima riservati ai maschi.