Tensione

Su Rousseau vince il sì al governo Draghi, ma tra i liguri del M5s c’è aria di scissione

Crucioli guida la fronda: "Non voteremo la fiducia". Rischio espulsione per chi non si conforma al voto degli iscritti

Genova. Gli iscritti del Movimento 5 Stelle dicono sì al governo Draghi: al termine della votazione su Rousseau sono stati 74.537 i votanti sulla piattaforma, di questi il 59,3% si è espresso a favore, pari a 47.177. Ma la spaccatura interna ai pentastellati è tutt’altro che sanata e anzi, anche tra le fila dei parlamentari liguri, tira aria di scissione se saranno confermate alcune intenzioni di voto.

Il senatore Mattia Crucioli ribadisce che non rispetterà il verdetto arrivato degli iscritti online: “Come dichiarato ben prima di conoscere l’esito del voto, peraltro prevedibile vista la tendenziosità del quesito, confermo di non avervi partecipato non riconoscendone la legittimità e la conseguente vincolatività – dichiara a Genova24 -. Voterò, dunque, in aula non concedendo la mia fiducia ad un governo che non ritengo possa fare l’interesse del popolo italiano”.

Come Crucioli in aula dovrebbero comportarsi anche il senatore Matteo Mantero e la deputata Leda Volpi. La quale, poche ore prima del via alle consultazioni su Rousseau, pubblicava un post dal chiaro tenore con l’hashtag #nodraghi: “Quel voto è stato indetto senza che nulla di certo si sappia né sull’accozzaglia di partiti che voteranno la fiducia, né su ciò che tale eterogenea maggioranza intende realizzare. Fatto ancor più grave, il quesito su cui votare, pubblicato oggi, è stato formulato in maniera suggestiva, lasciando intendere che solo con la partecipazione del M5s al governo si potranno difendere i provvedimenti adottati dal precedente governo e dalla precedente maggioranza. Riteniamo che la votazione indetta con le predette modalità sia tendenziosa e palesemente volta a inibire il voto contrario”.

Tra i più draghiani c’è invece Sergio Battelli, membro della Camera: “Sono stato uno dei primi a dare le motivazioni per il sì, chiaramente voterò la fiducia”. Posizione condivisa anche da Simone Valente.

Ma cosa succederà quando la fronda grillina emergerà in Parlamento? Il capo politico Vito Crimi è stato chiaro: “La democrazia del Movimento passa per il voto degli iscritti che è vincolante”. Il rischio per i dissidenti è quello di essere rinviati ai probiviri e quindi espulsi. Per i numeri in gioco si tratterebbe di una vera e propria scissione più che di una fuga isolata.

In Liguria c’è anche chi si è astenuto su Rousseau. Come il capogruppo in Regione Fabio Tosi: “Non ho votato perché si è presa una piega da stadio, la curva nord contro la curva sud. Quello che i partiti volevano era ed è spaccarci, dividerci e far volare gli stracci al nostro interno. Spero con tutto il cuore che le ‘tifoserie’ si calmino e che in molti non abbandonino la barca, perché sarebbe una vera e propria sconfitta e allo stesso tempo, una grande vittoria per chi ha tramato per far cadere il Conte 2”. E sul rischio scissione: “Spero di no, ma ciò che ho letto in questi giorni mi fa pensare che una fuga ci sarà”.

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