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La protesta

Ristoratori in piazza per il terzo lunedì: “Siamo meno ma non ci arrendiamo, vogliamo aprire la sera”

Ennesimo presidio questa volta sotto la Prefettura: "Siamo stati inspiegabilmente puniti e abbandonati da tutti, compresa la nostra categoria"

Genova. Mestoli e cucchiai battuti su pentole e casseruole e qualche fischietto. Sono tornati in piazza per il terzo lunedì di fila e questa volta anche con un grande striscione i #ristoratoriunitiliguria e intendono farsi sentire anche se dalla prima manifestazione, come era prevedibile soprattutto dopo la riapertura dei locali a pranzo conseguente all’ingresso della nostra regione in zona gialla, il numero dei partecipanti alla manifestazione, è sceso di molto dal punto di vista numerico.

Ma chi era in piazza questo pomeriggio sotto la Prefettura garantisce: “Siamo qui oggi e ritorneremo finché non ci consentiranno di riaprire la sera”. Fra le poche decine di manifestanti la maggior parte arriva dall’entroterra, dalla Valle Scrivia come dall’alta Valpolcevera, dove l’apertura a pranzo di trattorie e ristoranti non porta praticamente nessun beneficio: “Noi eravamo aperti solo la sera – dice Roberto della Cantina Ape Tito di Cesino in Val Verde – abbiamo rispettato tutte le disposizioni per consentire di far mangiare i nostri clienti in sicurezza e non ci aspettavamo di essere puniti in questo modo”.

“Per noi con la zona gialla non cambia nulla – aggiunge una ristoratrice in piazza insieme al marito – siam di Casella e abbiamo bisogno di riaprire la sera. A pranzo non lavoriamo un pochino al sabato, ma così non possiamo andare avanti”. “Siamo sempre meno ma non ci arrendiamo perché ci sentiamo presi in giro da tutti, dalle istituzioni, dal governo, dalla nostra stessa categoria e siamo ormai oltre la frutta – le fa eco la titolare delle Scuderie dell’Astronauta a Sampierdarena – abbiamo bisogno di aprire la sera perché a pranzo non c’è nessuno, nemmeno più gli impiegati che sono in smart working”.

Tra le altre richieste dei ristoratori quella di avere qualche aiuto “a partire dagli sconti sulla Tari che siano però sulla base dei giorni effettivamente lavoratori – dice Samanta Fontolan Mazza, una delle organizzatrici delle manifestazioni di queste settimane. I ristoratori, che stanno dando vita a una protesta tanto pacifica quanto rumorosa grazie a mestoli, pentole e casseruole, confidano entro il pomeriggio di essere ricevuti dal prefetto o da un suo rappresentante per ribadire le loro richieste.

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