Quantcast
Forse...

Ponte del Lagaccio, fine lavori rinviata a marzo: ecco come sarà il nuovo Don Acciai

Già pronta la campata ma la ditta ha dovuto riprogettare le fondamenta del pilone centrale. Il passaggio è chiuso da settembre 2018

Genova. Questa volta neppure l’applicazione del “modello Genova”, almeno nella sua parte delle lavorazioni in parallelo, è servita per evitare l’ennesimo ritardo nella conclusione dei lavori del ponte Don Acciai, meglio noto come ponte del Lagaccio. Al momento si parla del mese di marzo 2021 per il completamento, dopodiché ci saranno il collaudo e la riapertura.

In un capannone in toscana è custodita, già pronta, la struttura d’acciaio corten (uno speciale acciaio anti-corrosione) che sostiene quello che sarà l’impalcato centrale, il pezzo di ponte attualmente mancante. L’impresa Italscavi, di Scandicci, che ha vinto l’appalto da quasi 2 milioni è stata sollecitata dal Comune a procedere con la realizzazione di quella parte di viadotto in modo da poterlo “montare” appena possibile.

Il concetto di “appena possibile”, però si è complicato a causa delle condizioni del terreno sottostante il ponte, in gran parte terreno di riporto, poco stabile. L’azienda incaricata, insieme ai tecnici del Comune, ha valutato la necessità di pianificare una diversa progettazione in corso d’opera e costruire una complessa opera di fondazione. Sono stati realizzati 50 micropali da trenta metri ciascuno. Al momento si sta procedendo con la realizzazione della struttura centrale (due pile formate da otto colonne) che sostituirà le due abbattute.

“La ditta sta lavorando alacremente – dice l’assessore ai Lavori pubblici Pietro Piciocchi – ci sono state opere molto complesse e non preventivate ma visto che l’impalcato è già pronto dovremmo riuscire a chiudere per marzo, dovremmo essere in dirittura d’arrivo”.

Il ponte è chiuso dal 3 settembre 2018 quando, pochi giorni il crollo del Morandi, sulla base di alcuni problemi strutturali e forse anche per una rinnovata attenzione per le strutture in calcestruzzo della città, il Comune di Genova ha deciso di sbarrare l’accesso.

I lavori sono stati consegnati, dopo un bando di gara più volte rinviato, nell’ottobre del 2019. Ci sono stati alcuni interventi propedeutici al di sotto delle pile ma poco altro. A marzo il cantiere si è fermato per via delle difficoltà legate all’emergenza Coronavirus.

Quando i lavori erano iniziati finalmente, lo scorso mese di giugno il Comune aveva ipotizzato una riapertura in autunno.

Siamo tornati sulla questione nella stagione successiva quando adhvsdjbv il primo dicembre scorso, in consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici, rispondendo a un’interrogazione della Lega, aveva auspicato la fine del mese di gennaio 2021 per il raggiungimento dell’obbiettivo: in quella fase i problemi alle fondazioni erano già noti.

La costruzione del ponte, 108 metri, che collega via Bari a via Napoli e più in generale i quartieri di San Teodoro, Oregina e Lagaccio, risale alla metà degli anni Settanta (1975), qualche anno dopo la realizzazione della tombinatura del Rio Lagaccio e il tombamento del bacino idrico artificiale con la demolizione della relativa diga.

Due le possibili cause del cedimento di una pila evidenziato dai monitoraggi compiuti, che erano stati avviati nel 2013 in relazione alla progettazione preliminare dell’intervento di messa in sicurezza. La prima ipotesi è legata alle fondazioni delle quattro pile, realizzate con i cosiddetti pali “radice”, ovvero pali di piccolo diametro. Una tecnologia che negli anni Settanta era molto innovativa, adottata in via sperimentale e perciò non ancora perfettamente collaudata.

L’altro possibile motivo del cedimento riguarda la quantità dei riempimenti che hanno interessato anche quest’area, dopo il riempimento del bacino del Lagaccio. I 3 metri di terra ipotizzati all’inizio per il riempimento sopra i plinti di fondazione delle pile centrali del ponte sono poi diventati molti di più, circa 12: una quantità eccessiva che probabilmente ha sovraccaricato in modo eccessivo le fondazioni affidate ai citati pali “radice”.

Più informazioni
leggi anche
  • Problema
    Ponte del Lagaccio, “brutta sorpresa”: i lavori non finiranno prima di gennaio