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Il caso

Polemica sulle panchine anti bivacco a Carignano ma nessuno sa chi le ha messe

Carratù: "Io avrei almeno chiesto un parere alla sovrintendenza", Terrile (Pd): "Se non si sa chi è stato non sarà difficile rimuoverle"

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Genova. Cinque anni fa un caso simile a Marassi, in piazza Manzoni. Lo scorso anno, una situazione “sventata” a Rivarolo. In questo 2021, ci risiamo. Nel quartiere residenziale di Carignano, a Genova, sta facendo discutere l’installazione di un divisorio su alcune panchine e che, secondo alcuni residenti, non è destinato a far rispettare il distanziamento sociale in tempi di covid bensì a evitare che su quella panchine possano sdraiarsi o bivaccare persone senza fissa dimora.

“Non siamo noi ad aver installato o fatto installare quei divisori – dice Andrea Carratù (Lega), presidente del municipio Centro Est, ovvero l’ente che avrebbe competenza in materia di arredi urbani nel quartiere – e non è stata l’azienda comunale, Aster, non ho mai avuto problemi ad attuare politiche anti-degrado ma in questo caso non c’entriamo nulla, per intervenire su quelle panchine, peraltro antiche, avremmo chiesto almeno il parere della sovrintendenza”.

L’ipotesi è che ad applicare il divisorio possa essere stata l’azienda che gestisce le vicine fermate degli autobus, o addirittura qualche zelante privato cittadino, visto che la zona, da tempo, è stata segnalata come problematica anche al municipio. “C’è un problema di persone che si accampano, bevono o utilizzano la fontana per lavarsi, in quella piazza, e non va bene”. La polemica sulla panchina “anti-clochard” non è una novità a Genova. Nel 2016 si sollevò una bufera sul presidente di un altro municipio, in quel caso retto dal centrosinistra, Massimo Ferrante.

“E allora chi ha deciso di installarli? Non si sa, per questo la minoranza di centrosinistra ha presentato un’interrogazione in Consiglio di Municipio Centro Est. E soprattutto se nessuno ha deciso di installarli, dovrebbe essere facile rimuoverli”, scrive il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile.

“Se dovessero chiedermi di togliere i divisori – continua Carratù – potrei anche valutare di inviare gli operai dell’area tecnica, ma prima devo sapere chi li ha fatti montare”. Il quartiere di Carignano è lo stesso dove abita il sindaco e non è molto distante dalla zona dove, all’inizio di gennaio, è morto, dopo una notte trascorsa al freddo, Mario, un senzatetto rumeno.

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