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Zona grigia

Mercato del Carmine chiuso da mesi, la Rete Centro Storico chiede al Comune di ripensare la gestione

Maggiore coinvolgimento del territorio e monitoraggio delle attività: le richieste di alcune associazioni anche per altre strutture come il teatro Altrove o l'ex mercato del Pesce

Genova. Un anno di chiusura, poi a dicembre 2019 la riapertura con la nuova gestione – via i banchi del fresco, benvenuto street food – sullo stile del Mog. Neppure una stagione di attività ed ecco che il Nuovo Mercato del Carmine annuncia la chiusura il 10 marzo per via del rischio epidemico. Riaprirà l’11 giugno 2020, nella pausa estiva che ci aveva illuso, per chiudere ancora il 26 ottobre. A oggi le cose non sono cambiate.

I soci Dalf Carni e Porca Vacca srl che avevano preso in concessione (fino al 2024) uno degli spazi potenzialmente più interessanti ma concretamente più complicati da gestire potevano immaginarsi tutto tranne che un coronavirus potesse abbattersi sulla vita sociale delle persone. Diversamente da altre attività di ristorazione, che hanno provato a barcamenarsi con asporto e delivery, questo tipo di ambiente non aveva senso di esistere senza le persone al suo interno, né da un punto di vista della filosofia né dell’economia.

Al di là delle responsabilità e delle contingenze, però, resta il risultato: la chiusura, l’inacessibilità, l’inutilizzo. Un risultato che porta diverse associazioni, centri sociali e altre realtà unite nella Rete Centro Storico a chiedere al Comune di ripensare il modello di gestione di questo e altri spazi, beni della collettività.

Secondo la Rete Centro Storico gli spazi come il Mercato del Carmine, ma anche l’ex mercato del pesce di piazza Cavour, il teatro Altrove alla Maddalena, la Loggia della Mercanzia o il distretto sociale di vico Papa (tutti ambienti su cui ci sono dei progetti avviati, in parte legati al piano di rigenerazione del centro storico) andrebbero assegnati sempre con bandi di gara a evidenza pubblica. Ma non solo. Nella lettera inviata al Comune si chiede che, a monte, “i criteri per quei bandi siano pensati e condivisi con le realtà che li vivono, li conoscono e li presidiano”.

Inoltre, per quella stessa tutela, “ad assegnazione avvenuta sarebbe altresì imprescindibile
la programmazione di un monitoraggio condiviso del nuovo progetto
, nel rispetto dei criteri approvati, affinché l’impatto del nuovo insediamento non vada a sfavore del territorio e sia sempre in sinergia con le realtà circostanti”.

Il caso del Nuovo Mercato del Carmine per la Rete Centro Storico è “eclatante come per linee guida disattese, mancanza di monitoraggio da parte delle istituzioni congiunte alle realtà territoriali, insieme alla conduzione prettamente di profitto, e al disinteresse del gestore privato per il territorio circostante – attaccano le associazioni – non solo non abbiano portato all’auspicata riqualificazione ma ne siano causa di un progressivo degrado”. In vista della scadenza della concessione chiedono che non si proceda con una proroga.

I firmatari. Insieme alla Rete Centro Storico, l’appello è firmato da AMA – MAddalena, associazione CarMine, AutAut357, Comunità di San Benedetto, comitato Via del Campo, la Salle Società cooperativa sociale, cooperativa sociale il Ces.To, associazione Bal.Ga.Sar, la Casa nel Parco – Casa Gavoglio, l’associazione t-Riciclo, il comitato Scuola Delfino e il comitato scuola Garaventa Gallo/Baliano.

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