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Storia annosa

Impianto di acquacoltura nel mare di Nervi, fine dei giochi: il Consiglio di Stato ha detto no

Confermati i pareri negativi di Capitaneria e Soprintendenza: si conclude una vicenda durata 7 anni

Genova. Salvo altre sorprese è arrivata dopo sette anni la parola fine sull’ipotesi di realizzare un impianto di acquacoltura – vasche di allevamento per i pesci – nella zona al largo di Capolungo tra i comuni di Genova e Bogliasco. Negli scorsi giorni la sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto in appello l’ennesimo ricorso al Tar presentato da Stefano Cucchia, titolare di una cooperativa che aveva chiesto il rilascio della concessione.

La vicenda affonda le sue radici nel 2013, quando venne presentata l’istanza per lo sfruttamento di una superficie di 20mila metri quadrati a oltre un chilometro dalla linea di costa davanti al porticciolo di Nervi. Un anno dopo la Capitaneria affermò che l’impianto avrebbe messo a rischio la navigazione e l’iter venne subito fermato. Da allora è partita una lunghissima serie di ricorsi amministrativi, il primo dei quali vinto da Cucchia perché il Comune non aveva rispettato i tempi.

Nel frattempo, nella generale contrarietà di Municipio, associazioni ambientaliste e anche del Comune di Bogliasco, è stata presentata un’ulteriore istanza per installare le vasche nella zona di Capolungo. La vicenda si è trascinata nelle aule dei tribunali fino al 2020, quando il Consiglio di Stato ha nominato il viceprefetto di Genova commissario ad acta per arrivare a una pronuncia definitiva entro 60 giorni.

Ancora una volta la Capitaneria di porto ha espresso parere negativo, ritenendo la collocazione dell’impianto pericolosa per la navigazione in quanto non assicurerebbe “la tutela della vita in mare”, sulla falsariga di quanto già rilevato nel 2014: “Il posizionamento dell’impianto nello specchio acqueo, caratterizzato da un intenso flusso sia da unità mercantili che da unità da diporto, comporta delle criticità rilevanti che determinano un aumento dei rischi per la sicurezza della navigazione”. Parere negativo confermato anche da parte della Soprintendenza. E la conferenza dei servizi si è conclusa con un nulla di fatto.

Nulla da fare, quindi, per chi voleva replicare a Nervi l’esperienza di Lavagna, osteggiato non solo da chi temeva un’attività impattante sul mare di Nervi ma anche dai pescatori professionali che paventavano un’alterazione degli equilibri della fauna marina. Vicenda conclusa. Almeno per ora.

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