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Genova in piazza contro le chiusure: non solo ristoratori, la protesta si allarga fotogallery

Non solo lavoratori di bar e ristoranti, la manifestazione richiama anche palestre, tassisti e tutte le categorie schiacciate dai lockdown

Genova. Sono tornati in piazza i ristoratori, dopo la grande manifestazione di lunedì scorso, quando la città fu letteralmente bloccata dal corteo che si sviluppò per le vie del centro, arrivando a bloccare anche la sopraelevata.

Ma la protesta questa volta si è allargata: oltre ai lavoratori della ristorazione, in piazza De Ferrari sono presenti anche altre categorie, come quella delle palestre, delle associazioni sportive e dei tassisti, quest’ultimi arrivati nella grande piazza con un piccolo corteo “annunciato” da alcuni petardi, subito “censurati” dai microfoni del palco allestito sotto Palazzo Ducale.

La manifestazione di oggi è stata statica, in rispetto delle normative anti-covid. Alle ore 15.30 in piazza si sono concentrate almeno quattrocento persone.

Aggiornamento ore 16.30 “Il coni e gli enti di promozione sportiva si sono dimenticati di noi. Lavoriamo in quella zona grigia che è quella dei professionisti della prevenzione: combattiamo diabete, obesità, depressione, che insegnano ai bambini il rispetto delle regole, combattiamo il bullismo – ha detto Andrea Marabese, in rappresentanza del comparto della palestre – Siamo professionisti non lobbisti. Alle altre categorie sono arrivati ristori in proporzione al fatturato, a noi sono arrivati 600 euro, peggio del reddito di cittadinanza. Ora siamo ridotti al limite. Vogliamo riaprire per la vostra salute”.

Aggiornamento ore 16.10 “Queste chiusure stanno favorendo solamente le multinazionali, le chiusure dei nostri bar e dei nostri ristoranti lascia spazio a chi vuole portare nel nostro paese catene di ristorazione di bassa qualità”. Così ha gridato dal palco un ristoratore romano.

Aggiornamento ore 15.55 “Siamo delusi perchè oggi l’Italia non ha neanche un ministro dello sport – ha sottolineato Andrea Biodi – siamo amareggiati perchè i politici vengono a premiare i nostri sportivi, ma con la chiusura degli impianti lo sport muore, e lo sport deve essere fulcro della società”.

Aggiornamento ore 15.50 “Torniamo ad emozionarci dal vivo – ha detto Riccardo Fragalà, musicista del Carlo Felice – lo streaming non può bastare, siamo in sicurezza ma i teatri sono chiusi da un anno. E i teatri senza i lavoratori dentro sono delle case vuote”.

Aggiornamento ore 15.35 Sono iniziati gli interventi dal mini palco allestito per l’occasione: si alterneranno singoli e rappresentanti di categorie e associazioni: “Le difficoltà sono diverse oltre ai divieti e le zone arancioni, è cambiato tutto, con tutte le persone in smart workiing sono cambiate le abitutidini – ha detto Simone di Maria, della pizzeria Egizio di Quinto – serve allargare gli orari di esercizio per potersi riorganizzare. Non possiamo organizzarci con mezza giornata di anticipo. Non so se sia peggio prendere decisioni sbagliate o prendere decisioni senza sapere di cosa si sta parlando”.