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Femminicidio in via Colombo, la Uil Liguria: “È figlio della cultura del possesso”

La segretaria regionale Sheeba Servetto: "La società è pregna di sessismo, razzismo e misoginia: le istituzioni facciano fronte comune"

Genova. “Questo femminicidio, avvenuto in via Colombo, ci tocca da vicino, non solo perché è avvenuto a due passi dalla Uil, in via Colombo, ma perché è figlio, ancora una volta, della cultura del possesso, della prevaricazione e della violenza. Questi sono temi sui quali abbiamo ingaggiato una lotta quotidiana e che, come sindacato, continueremo a contrastare affinché questi fatti non avvengano più”. Lo scrive Sheeba Servetto, segretaria regionale della Uil Liguria, dopo la morte di Clara Ceccarelli uccisa a Genova dall’ex compagno Renato Scapusi.

“Un tema, quello della violenza, che ci ha toccati da vicino quando, in Lombardia, nell’estate di due anni fa una collega del Caf è stata uccisa da un  compagno di lavoro con il quale aveva avuto una relazione – prosegue Servetto – . Troppe donne hanno perso la vita per mano di compagni, amici, familiari o a causa di una mano armata dall’odio verso le donne. Stiamo assistendo a una recrudescenza di sessismo, razzismo, misoginia. Purtroppo è qualcosa di palpabile di cui la società è tremendamente pregna”.

“Le conversazioni che quotidianamente ingaggiamo tra i generi, dense di maschilismo e misoginia, in questo momento appaiono come sintomatiche di una criticità più volte denunciata ma spesso sottovalutata nelle possibili conseguenze: tra tutte l’episodio odierno. Occorrono misure serie per contrastare questo meccanismo ormai da sconfiggere idealmente e nel concreto nel quale le donne sono qualcosa da possedere, zittire, sottomettere, emarginare, perché la violenza è quindi una conseguenza di questa cultura che genera fatti gravissimi che sono anche aumentati nel corso della pandemia”, prosegue la segretaria Uil.

“È necessario che istituzioni e politica facciano fronte comune per contrastare il seme del male che cresce, purtroppo, in maniera incontrollata, spesso inconsapevole, nelle nostre famiglie, a scuola, sul lavoro, nelle istituzioni. Oltre alla volontà politica di contrasto alla violenza, occorrono risorse da destinare a progetti di sensibilizzazione e formazione che accompagnino uomini e donne nel lungo percorso della vita”, conclude Servetto.

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