Crisi di governo, Mattarella chiama Draghi, Toti: "Messo fine a un teatrino disgustoso, è il momento della responsabilità" - Genova 24
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Crisi di governo, Mattarella chiama Draghi, Toti: “Messo fine a un teatrino disgustoso, è il momento della responsabilità”

Le parole del leader di Cambiamo. Paita (Italia Viva): "C'erano differenze che non potevano essere sottaciute"

Mario Draghi Sergio Mattarella

Genova. La convocazione di Mario Draghi, ex presidente della Bce, da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è prevista per le 12 di oggi.

In un discorso drammatico, ma molto chiaro, Mattarella si è appellato a tutte le forze politiche affinché sostengano un governo di alto profilo per superare un momento estremamente delicato, alla luce del fallimento del mandato esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico.

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e capo politico di “Cambiamo!” lascia intendere con chiarezza che i suoi sosterranno l’eventuale governo Draghi.

“Bene ha fatto – scrive Toti su Facebook – il presidente Mattarella a mettere fine a un teatrino tanto inconcludente quanto a tratti disgustoso. Ora, come ha chiesto il Capo dello Stato, è il momento della responsabilità. E quando la Repubblica chiama l’unica risposta possibile è: presente!”. Anche Forza Italia è per il sostegno all’ex presidente della Bce.

L’altra via, ha spiegato Mattarella, sarebbero le elezioni anticipate, ma il presidente della Repubblica ha sottolineato che i tempi tecnici lascerebbero il Paese nell’incertezza per un lungo periodo.

La crisi sanitaria ed economica, ha detto Mattarella “richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo“. Lo stesso Capo dello Stato ha ricordato che dallo scoglimento delle Camere del 2013 sono trascorsi 4 mesi per un governo, nel 2018 5 mesi. Invece i prossimi mesi saranno cruciali sia per i vaccini, sia per i fondi Ue, sia per la scadenza, per esempio, del blocco dei licenziamenti prevista a marzo.

Il Movimento 5 Stelle, attraverso le parole del capo politico ad interim Vito Crimi, ha dichiarato che non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi. “Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani”. Tuttavia all’interno dei grillini è in atto una scissione, alimentata dal malcontento per come è stata gestita questa crisi e in parte già avviata dal fuoriuscito Emilio Carelli (il nuovo gruppo si chiama Popolari Italiani ed è vicino al centrodestra).

Il sottosegretario ai Trasporti del Movimento 5 Stelle Roberto Traversi, ligure, ha affidato a Facebook le proprie considerazioni, senza però fare valutazioni di tipo politico:

“Siamo giunti alla fine di questa esperienza condotta purtroppo nel momento peggiore del Paese dal dopoguerra ad oggi.
Ci siamo impegnati con amore e passione.
Abbiamo subito tanto, ma con grande senso di responsabilità e dignità, abbiamo poche volte reagito.
Ogni scelta fatta è stata ponderata, pensata mille volte, discussa per poi essere messa in pratica, nel pieno rispetto delle istituzioni che abbiamo con onestà presentato.
Ringrazio chi mi ha sostenuto, chi mi ha aiutato, il mio staff è perché no anche chi mi ha criticato.
È stata una grandissima esperienza, che già intravedo come indimenticabile.
Grazie a tutti e da oggi si riparte”.

Poche le reazioni dei deputati e senatori liguri. Raffaella Paita, di Italia Viva, condivide le parole di Renzi.

“Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato”.

Paita nel pomeriggio di ieri affermava che “I problemi che hanno posto gli italiani sono esattamente gli stessi che noi stiamo provando a risolvere con un passo in avanti, in primis vaccini e questioni economiche che riguardano il Paese. È vero che il tavolo ha lavorato con atteggiamento proficuo come è vero che al momento ci sono ancora delle distanze abbastanza profonde che ci auguriamo essere in qualche modo superate. Ma è innegabile che su alcune questioni come il tema della giustizia e dei provvedimenti economici rimangono delle differenze che non possono essere sottaciute”.

I deputati e senatori liguri della Lega per ora tacciono, ma Matteo Salvini ha lasciato uno spiraglio: “Non conta il nome, ma cosa vuole fare”.

Il Pd si dice pronto al confronto, parole del segretario Zingaretti.

Si chiama fuori invece Fratelli d’Italia.

 

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