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Coronavirus, un anno fa il primo caso a Codogno: la Liguria era in preda alla psicosi

Dopo mesi di "casi sospetti" e allarmi ingiustificati la prima paziente positiva arrivò il 25 febbraio

Genova. Si potrebbe dire che tutto iniziò esattamente un anno fa, quando dall’ospedale di Codogno arrivò la notizia che un uomo di 38 anni, ricoverato in terapia intensiva, era risultato positivo al coronavirus. Si potrebbe, ma non sarebbe corretto. Non fu davvero l’inizio della pandemia perché le avvisaglie dalla Cina si diffondevano da più di un mese, mentre i successivi studi dimostrarono col virus circolava in Italia (e anche in Liguria) già dall’autunno del 2019.

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In ogni caso fu una pietra miliare, almeno dal punto di vista simbolico. L’acquisizione della consapevolezza che il problema riguardava tutti da vicino. Oggi l’Italia ricorda quel momento e ricorda, in occasione occasione della prima giornata nazionale dei professionisti sanitari, sociosanitari, socioassistenziali e del volontariato, lo sforzo di chi ha dato tutto – a volte anche la vita – per offrire assistenza ai malati. Ma cosa succedeva nella nostra regione il 20 febbraio 2020?

In quel momento, anche se era già stata istituita da un mese una task force sanitaria pronta a reagire all’eventuale emergenza, non c’erano casi confermati in Liguria. C’erano, invece, numerosi casi sospetti che generavano inevitabilmente allarmi e psicosi: già il 3 febbraio una donna di rientro dalla Cina con sintomi sospetti veniva ricoverata in isolamento all’ospedale San Martino risultando poi negativa al test. Il 19 febbraio, un giorno prima del caso a Codogno, un 20enne cinese appena rientrato in Italia con sintomi compatibili fece scattare il protocollo d’emergenza al conservatorio Paganini, salvo poi risultare negativo. Un velista di Sanremo, tornato da un viaggio in Cambogia, si era messo in quarantena volontaria: proprio il 20 febbraio Toti lo chiamò per ringraziarlo del gesto civico.

Il 38enne di Codogno, però, era passato dalla Liguria prima di risultare infetto. Il 2 febbraio, insieme ad altri podisti, aveva corso la mezza maratona di Portofino. Appena diffusa la notizia, nel Levante (e non solo) scattò immediatamente la psicosi. Fu poi il presidente Toti a rassicurare il mondo sportivo allontanando l’ipotesi del contagio.

Per il primo caso accertato in Liguria si sarebbe dovuto aspettare il 25 febbraio: una turista 72enne di Castiglione d’Adda, in vacanza ad Alassio insieme alla sua comitiva, fu ricoverata al San Martino e risultò positiva al tampone. Dopo sole due settimane il Paese era già in lockdown. Il resto è una storia che – purtroppo – ricordiamo tutti molto bene.

“Da quel momento donne e uomini della nostra sanità non si sono mai fermati mettendo cuore, coraggio e professionalità in ogni loro intervento in prima linea per il contrasto al Covid-19 – ricorda il presidente del Consiglio regionale Gianmarco Medusei. Il loro esempio e la loro abnegazione sono l’orgoglio del nostro Paese. Grazie a chi continua a lottare, e soprattutto a tutti coloro che lottando non ce l’hanno fatta, perdendo la vita per aiutare i malati. Non potremo mai ringraziarvi abbastanza”.

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