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Coronavirus nelle scuole, da un mese a Genova neanche un tampone positivo

Canepa (Asl 3): "I dati dimostrano che la scuola non è una fucina di untori"

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Genova. È da un mese che nelle scuole genovesi non vengono trovati studenti, docenti o collaboratori positivi al coronavirus. Sono i risultati dello screening condotto da Asl 3, che da settembre ha eseguito 17.193 tamponi rapidi trovando solo 44 contagiati secondo i dati dell’ultimo report settimanale. L’ultimo contagiato è stato uno studente delle medie. Le classi in quarantena invece sono poco più di 50, dopo un mini-picco intorno al centinaio all’inizio di febbraio, ma nessuno di quei casi è emerso dai test effettuati negli istituti.

“Non ce lo aspettavamo – confessa Luigi Canepa, direttore del consultorio familiare di Asl 3, che tuttavia già a gennaio tentava di neutralizzare i timori sui contagi in classe -. Credevamo che alla riapertura delle scuole almeno nei licei avremmo trovato dei positivi. Ci siamo concentrati sulle scuole superiori perché era un terreno ‘caldo’. Invece non è stato così. La scorsa settimana abbiamo concluso 172 test rapidi al liceo linguistico Mazzini e non abbiamo trovato nemmeno un positivo”.

L’allarme sulle varianti, specialmente quella inglese, ha indotto numerosi esperti a caldeggiare il ritorno alla didattica a distanza per il 100% degli studenti di medie e superiori: tra questi anche Alessandro Bonsignore, presidente dell’ordine dei medici di Genova. Eppure i dati raccolti dalla Asl genovese dimostrano che a scuola il virus circola poco. E comunque molto meno rispetto al picco di novembre, quando il numero di classi in quarantena aveva sfiorato le 500.

“Dalla ripresa delle lezioni in presenza abbiamo fatto  solo nei licei più di 2mila tamponi – spiega Canepa – ed erano tutti negativi. Non sono proprio pochi”. Dall’inizio dell’anno, rispetto al totale dei testati, è stato trovato positivo lo 0,41% degli alunni delle scuole medie (23), lo 0,28% delle superiori (10), lo 0,08% delle elementari (4). Percentuali ridottissime anche sugli insegnanti. La quota maggiore di alunni positivi è stata riscontrata nel distretto Genova Centro (20 studenti, lo 0,41%).

E le classi che finiscono in quarantena con almeno uno studente positivo? Secondo i primissimi riscontri di uno studio partito nelle scorse settimane, non dimostrerebbero che il contagio avviene a scuola. Anzi, parrebbe proprio il contrario: “Per ora abbiamo valutato solo 30 classi, che sono un numero molto ridotto. Ma c’è un dato che può essere significativo: più dell’85% è “mono-positivo”, cioè abbiamo un solo studente contagiato. In questi casi è impossibile ipotizzare che l’infezione sia stata contratta in classe, perché dovrebbe esserci almeno un altro caso nello stesso gruppo”.

E questo testimonierebbe, sempre secondo Luigi Canepa, che “la scuola non è una fucina di untori. Tutte le volte che andiamo negli istituti vediamo grande attenzione da parte di docenti e dirigenti”. E chi dice di chiuderle? “Avrebbe senso solo nell’ambito di un lockdown come quello dell’anno scorso. La scuola va messa al pari di tutti gli altri luoghi, anzi, forse è più controllata di altri”.