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Coronavirus, i lavoratori dello spettacolo in piazza: “Siamo un servizio pubblico, serve riapertura immediata” fotogallery

Ad un anno dalla prime chiusure, oltre mille lavoratori della cultura si uniscono per chiedere l'intervento immediato della politica e delle istituzioni

Genova. Oltre mille persone si sono riunite questo pomeriggio in piazza De Ferrari per manifestare tutta la sofferenza del settore, dopo mesi di chiusure e stop delle attività: sono gli operatori dello spettacolo che a Genova, come in tantissime altre città italiane, hanno deciso lanciare un nuovo grido dall’allarme per il futuro del grande comparto della cultura, ad un anno esatto dalla prima chiusura dei teatri decisa dal governo allo scoppiare dell’emergenza sanitaria portata dalla diffusione del coronavirus.

“Senz’arte non si riparte” è stato uno degli slogan principali della protesta che ha visto ancora una volta unite tutte le professionalità del mondo dello spettacolo appunto: attori, cantanti, registi, musicisti, fonici, tecnici del suono, falegnami, giocolieri, danzatrici, produttori e tanti altri. Tra le principali richiesta quella di poter riaprire in sicurezza, ma soprattutto quello di avere “la possibilità di programmare e poter progettare”, oltre alla necessità vitale di provvedere, da parte dello Stato, di ristori significativi per i lavoratori del settore, schiacciati da una crisi senza precedenti.

“Un anno di profonda crisi, servono misure di sostegno al reddito universali per sostenere i lavoratori per affrontare situazione – hanno detto al microfono gli organizzatori del coordinamento regionale Emergenza Spettacolo Liguria che raccoglie tutte le professionalità del settore – servono tavoli competenti per affrontare la ripartenza. Chiediamo un confronto urgente con tutte le istituzioni, per trovare un modo di tornare immediatamente al lavoro”.

Ma non solo: “Questo deve essere il momento anche per mettere mano a tutte le problematiche che attanagliavano il mondo della cultura anche prima, e che sono esplose in questo anno terribile”. Il riferimento è al finanziamento pubblico che spesso crea delle sperequazioni a favore dei soggetti più forti e strutturati, e a discapito delle realtà magari più piccole ma che sono maggiormente radicate nei territori, in prima linea con il vissuto di una società in profondo mutamento”.

Particolarmente applaudito l’intervento di Andrea Cerri, del “Coordinamento imprese teatrali della Liguria”, la realtà nata in questi mesi per dare voce a tutte le piccole compagnie teatrali della nostra regione, e che rappresenta oltre 400 lavoratori “e che ogni anni muove 160 mila spettatori, con oltre 2 milioni di fatturato – sottolinea – ma non solo: siamo gli operatori del teatro sociale, che lavora con oltre 2 mila ragazzi disabili e ogni anno porta avanti progetti destinati alle persone socialmente stigmatizzate come i carcerati. Il teatro, come tutto il mondo della cultura deve essere considerato come un servizio pubblico, e per fare ciò dobbiamo portare avanti una battaglia uniti, tutti insieme, grandi e piccoli. Forse questa è anche una grande occasione per cambiare radicalmente la situazione, dobbiamo farlo per far sì che questo anno tragico non sia passato invano”.