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Coronavirus e salute mentale: oltre un milione di casi tra ansia, depressione e disturbi compulsivi

I dati arrivano dal Congresso nazionale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia: a rischio ex malati, parenti delle vittime e i nuovi disoccupati. E poi ci sono gli adolescenti...

depressione, disperazione, suicidio

Genova. A quasi un anno dall’inizio della crisi pandemica ancora in corso, arrivano i primi bilanci per quanto riguarda il delicato tema dell’equilibrio mentale delle persone coinvolte, o forse sarebbe meglio dire, sconvolte da questa crisi sanitaria. E il quadro è drammatico: sarebbero oltre un milione i casi oggi diagnosticabili di decadimento della salute mentale, tra ansia cronica, depressione e disturbi ossessivo-compulsivi post traumatici su tutto il territorio nazionale.

A metterlo nero su bianco il XII Congresso Nazionale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, svoltosi in questi giorni per la prima volta in remoto: a subire principalmente questi disturbi sarebbero in primo luogo le persone direttamente toccate dalla malattia e i familiari delle vittime, ma anche chi ha perso il lavoro e gli studenti.

Le cifre sono notevoli: secondo la SINPF, il 32% di chi è venuto in contatto col virus ha sviluppato sintomi depressivi, un’incidenza fino a cinque volte più alta rispetto alla popolazione generale, che vuol dire che dei 2.5 milioni di contagiati, circa 800 mila persone sono affette da questo disturbo. Inoltre si calcola che almeno nel 10% delle oltre 86 mila famiglie entro le quali si è verificato un lutto dovuto al covic, si è verificato un caso di depressione.

Ma non solo: a rischio sono anche la marea di nuovi disoccupati che si teme possano arrivare nei prossimi mesi. Secondo le prime stime di Istat, terminati gli aiuti statali e il blocco dei licenziamenti, il tasso di disoccupazione potrebbe passare dal 10% al 17%, che vuol dire circa 1,8 milioni di persone in più senza lavoro. E di queste è stato calcolato dalla SINPF che circa 150 mila saranno a rischio depressione, un rischio che colpisce soprattutto chi era nella fascia di reddito più bassa, sotto i 15 mila euro l’anno.

A questi vanno aggiunti gli adolescenti a rischio di cui oggi è difficile avere una cifra, essendo fuori dai conteggi economici e dal contesto scolastico “tradizionale” che spesso aveva anche il ruolo di “conteggiare” disagi e situazioni a rischio. Sono oltre due milioni i ragazzi delle superiori che da oltre un anno, oltre alla didattica a distanza, stanno pagando sulla loro pelle l’assenza delle coordinate sociali a cui erano abituati. Secondo quanto raccolto dai dottori del Regina Margherita di Torino, nel giro di un anno i ricoveri per tentato suicidio tra gli adolescenti sarebbero passati da 7 a 35, ovvero cinque volte di più, mentre l’ideazione suicidarie è passata dal 10% al 80% dei giovani pazienti in carico. Un dato confermato dal Bambin Gesù di Roma che ha visto oltre 300 casi di tentato suicidi in un solo anno, quando la media degli anni passati non arrivava a 50. Cifre spaventose, che fanno suonare un forte campanello d’allarme.

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