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Il caso

Anagrafe antifascista e anticomunista, un’istanza al prefetto per valutare la legittimità fotogallery

Presidio e incontro con Bucci, l'ordine del giorno è destinato a restare carta in un cassetto: "Risolti tutti i problemi della città affronteremo la questione", ha detto il sindaco

Genova. Sesto piano di palazzo Tursi. Ufficio del sindaco. Giovanni Ferretti, Rifondazione Comunista, esce sbattendo la porta. Dopo di lui, abbandonano la riunione anche il consigliere regionale Gianni Pastorino e il referente dell’Usb Maurizio Rimassa. “Mi ha detto che non rispetto la Costituzione, che me ne lavo le mani – sbotta il sindaco Marco Bucci – e l’ho invitato a uscire, una cosa del genere non è accettabile non tanto in offesa al mio nome ma al ruolo stesso del sindaco”.

Questa è la parte più movimentata dell’incontro, per il resto piuttosto smooth – direbbe lui – fra il sindaco di Genova e una delegazione degli organizzatori del presidio in via Garibaldi per chiedere al consiglio comunale di ritirare l’ordine del giorno che – proponendo l’istituzione di un’anagrafe antifascista ma anche anticomunista – di fatto accomuna le storie dei due partiti. Al presidio, organizzato dall’associazione Giuristi Democratici, presenti circa 200 persone, tutte con mascherina.

All’incontro sono rimasti Dario Rossi, Giuristi Democratici, Loris Viari, vicepresidente provinciale di Anpi ed Elena Bruzzese, della Camera del Lavoro di Genova, in rappresentanza delle varie realtà che si sono date appuntamento in piazza. Tra i partecipanti l’Anpi, l’Arci, la Cgil e l’Usb, esponenti del Pd, della lista Sansa e di altri partiti di sinistra e centrosinistra tra cui le sigle che portano la parola “comunista” al loro interno.

Durante quasi un’ora di discussione i promotori del presidio hanno chiesto al sindaco di far ritirare il discusso documento. “Il sindaco ci ha detto che non era disponibile a farlo perché non in suo potere – spiega Dario Rossi – perché l’ordine del giorno è un atto del consiglio comunale, ci ha invece suggerito di presentare un’istanza alla prefettura o al segretario generale del Comune per valutare la ricevibilità di quell’ordine del giorno, cosa che faremo al più presto”.

Anpi e Giuristi Democratici hanno ribadito che l’ordine del giorno è anticostituzionale perché l’unica espressione politica vietata dalla Costituzione è il fascismo.

“Abbiamo anche sollevato una questione politica, che il sindaco dovrebbe riconoscere – continua Rossi – che questa vicenda non fa fare una bella figura a Genova, sesta città d’Italia, e medaglia d’oro per la Resistenza”. Viari dell’Arci, sventolando un fazzoletto rosso della brigata partigiana Garibaldi ha lanciato la provocazione: “Potrei essere inserito in un’anagrafe per avere questo simbolo?”.

Bucci, pur non volendo entrare nel merito della questione, ha riferito ai partecipanti all’incontro che secondo lui però “il riferimento nel testo non era al comunismo del Partito Comunista Italiano, il cui ruolo ho più volte riconosciuto anche ricordando la figura di Teresa Mattei e di Umberto Terracini – ha detto – ma al comunismo dei gulag e dei khmer rossi”. Una spiegazione fornita anche da altri esponenti del centrodestra ma non ritenuta accettabile.

Altro punto sollevato è quello pratico: la giunta Bucci è intenzionata a dare seguito all’ordine del giorno del centrodestra? Solo a quel punto l’atto sarebbe infatti impugnabile di fronte al Tar. Il sindaco, che in consiglio comunale aveva votato a favore del documento, al ha risposto così: “Quando tutte le priorità per la città saranno risolte, allora sarà affrontata la questione”. L’impressione, insomma, è che quell’ordine del giorno non sarà mai ritirato ma resterà carta morta.

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