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Bufera rossa

Anagrafe anticomunista, la sinistra si spacca: “Astenersi è stato un errore”

Il passo indietro di Pd e Lista Crivello: "Il nostro voto ci ha resi complici, parzialmente, chiediamo scusa alla città e ai compagni e alle compagne"

Genova. Il voto di ieri in consiglio comunale sulla creazione di una anagrafe virtuale “antifascista e anticomunista” ha dato di fatto spaccato la sinistra genovese a causa dell’astensione espressa dai gruppi consiliari del Partito Democratico e Lista Crivello sulla proposta portata in aula da Lega e Forza Italia.

Una astensione, ininfluente sul risultato della votazione, ma che ha sollevato una marea di critiche “tra compagni”, visto che di fatto l’ordine del giorno equipara fascismo, nazismo e comunismo, impegnando inoltre la giunta a promuovere una normativa nazionale per vietare anche la riproduzione dei relativi simboli. Per questo motivo, il voto di astensione è risultato indigesto a tutto quel “mondo” e a quella tradizione che vede anche solo nello stemma della Falce e Martello cento anni di storia, valori, battaglie per i diritti e, soprattuto, la propria identità politica.

“Cari compagni e compagne del Partito Democratico e della lista Crivello, fascismo e comunismo non sono mai sullo stesso piano – ha scritto sulla sua pagina facebook Gianni Pastorino, consigliere regionale di Linea Condivisa –
Perché non ci voleva molto a capire che questa iniziativa tende a depotenziare la raccolta di firme lanciata dal comune di Stazzema, che mettere storicamente sullo stesso piano nazismo, fascismo e comunismo appare un non senso storico soprattutto alla luce di cosa è stata la storia del movimento comunista in Italia. Se molti di noi siedono in istituzioni democratiche, se molti di quelli che gridano al regime oggi, in realtà, possono organizzare il consenso o rappresentare il proprio dissenso, è perché si è saputo bene distinguere, in maniera netta, tra culture totalitarie e la costruzione di percorsi democratici. Non sono nostalgie: sono ancora oggi lotte che dobbiamo compiere per impedire le infiltrazioni del pensiero fascista nella nostra società, con fatti gravi come quello accaduto a Cogoleto in questi giorni, che dimostrano come abbiamo ancora tanta strada da fare come movimento antifascista e democratico. Oggi a mio giudizio, in Consiglio Comunale, bisognava votare contro“.

Anche l’Anpi ha censurato la linea politica di Pd e Lc, oltre ovviamente a condannare il provvedimento della maggiranza: “Anche Guido Rossa era un comunista, anche la Mattei che il sindaco Bucci ha ricordato qualche giorno fa era comunista. A liberare il campo di Auschwitz c’erano i comunisti dell’Armata Rossa, non certo di consiglieri di centro destra“.

Durissima anche la reazione di Rifondazione Comunista, (insieme ad Altra Liguria, Partito comunista dei lavoratori  e Sinista Anticapitalista), che quei simboli che la legge dovrebbe vietare li hanno nel logo del partito: “Questa mozione oltre ad ignorare i valori della costituzione, è imbevuta di retorica e revisionismo storico, ed in fondo l’astensione del PD e della Lista Crivello, di quella “sinistra” che a livello nazionale sta trattando con Draghi per formare il governo delle banche e dei padroni, non ci sorprende; siamo sempre più convinti di non aver nulla a che spartire con tutto ciò e di rappresentare quindi la sinistra e gli interessi delle classi popolari”.

“Vorremmo ricordare alla maggioranza di centrodestra che ha votato questa delibera, nonché al Pd e alla Lista Crivello che si sono astenuti, che la costituzione su cui giurano è stata scritta anche da dirigenti comunisti – scrive la segreteria del Partito Comunista Italiano – ed è stata ottenuta anche grazie al sacrificio di sangue di compagni comunisti partigiani attivi nella lotta al fascismo”. Sul contenuto dell’ordine del giorno e sull’ipotesi dell’istituzione di un’anagrafe che “schedi i comunisti”, secondo il partito rappresenterebbe “un vulnus tremendo alla libertà politica, alla democrazia e non ultimo alla privacy di coloro che al comunismo aderiscono”.

Una pioggia di critiche che non ha lasciato indifferenti Partito Democratico e Lista Crivello, che sono tornati sui loro passi, rinnegando quanto successo ieri in Sala rossa e provando a spiegare il motivo di quel voto nè contrario ne favorevole: “Il voto è stato un errore – scrive il Pd in una nota – il documento nell’impegnativa, da una parte sosteneva ancora una volta la raccolta firme per l’anagrafe antifascista, dall’altra introduceva un’equiparazione storicamente inaccettabile”. L’equiparazione di fascismo e comunismo, continua il Pd, “è un insulto alla memoria della città medaglia d’oro alla Resistenza. Riconoscimento dovuto anche al sacrificio di tanti comunisti genovesi”. Il centrosinistra, nella seduta precedente del consiglio comunale, già aveva portato a casa il risultato dell’istituzione dell’anagrafe antifascista quindi “l’astensione voleva difendere quello strumento, per il quale da subito abbiamo fatto sì che la raccolta firme raggiungesse i genovesi”. Già ieri sera alcuni consiglieri come Alessandro Terrile, Cristina Lodi e Alberto Pandolfo avevano chiesto scusa per l’errore.

Dello stesso tenore la replica della Lista Crivello, che in un comunicato diffuso questa mattina chiede scusa per l’errore: “Chiediamo scusa alla città, ai molti progressisti e sinceri democratici che si sono sentiti offesi – si legge in una nota – è per noi fondamentale chiarire le ragioni di un errore fatto in buona fede, tentando di difendere l’istituzione dell’anagrafe antifascista fatta approvare la scorsa settimana”. Il regolamento del consiglio comunale, per la presentazione degli ordini del giorno fuori sacco, non prevede per la discussione ma esclusivamente la lettura del documento proposto e la votazione. “Ma la verità che il nostro voto ci ha resi complici, parzialmente, nel mettere sullo stesso piano, l’anagrafe antifascista con quella anticomunista – continua la Lista Crivello – la reazione indignata di molte compagne e compagni e di quel fronte antifascista così radicato nella nostra città ha contribuito molto a far comprendere che dovevamo respingere, votare contro, quel documento e con esso la strumentalizzazione di chi vuole equiparare e parificare il comunismo con il fascismo e il nazismo”.

Confermano invece la loro posizione i consiglieri di Italia Viva che in una nota stampa rivendicano la scelta: “Anticipando eventuali fraintendimenti e odiose speculazioni – si legge in una nota di Mauro Avvenente, Mariajosè Bruccoleri e Pietro Salemi – precisiamo che Italia Viva ispira il proprio agire sui valori fondanti della democrazia e della costituzione nata dalla lotta per la liberazione e non possono esistere dubbi sui torti e sulle ragioni che la storia ha sancito in modo inequivocabile”. Il partito renziano prosegue: “I Partigiani, di tutte le provenienze politiche, hanno combattuto per liberare il nostro paese dal nazifascismo – sottolineano – la storia ha anche dimostrato che le foibe non erano una invenzione propagandistica, i milioni di morti dei deportati nei gulag di Stalin, il genocidio del popolo cambogiano perpetrato dai Kmer rossi sono la testimonianza che in nome dell’ideologia si sono compiuti orrendi crimini contro l’umanità. Nel terzo millennio non si può continuare a negare, minimizzare, misconoscere queste immani tragedie”.

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