Amarcord blucerchiati

“Album dei ricordi blucerchiati”: Marco Rossinelli, fuga per la vittoria

Terzino alla Facchetti, uno dei più amati dalla Gradinata Sud, nella prima metà degli anni ’70, per la sua indole da combattente nato

Genova. Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il calcio, per dirla alla Gino Paoli… ma in effetti si parlava di terzini sinistri della Sampdoria…

Chi sul podio di tutti i tempi?

Benito Sarti (ceduto alla Juventus nell’estate del ’59, dopo che era già stato in Nazionale da blucerchiato), Hans-Peter Briegel (colonna della Germania Ovest), oppure Marco Rossinelli?

“Faites vos jeux”, ma non importa chi finirà sul gradino più alto, perché il nome di Marco Rossinelli ci riporta prepotentemente alla mente un suo colpo di tacco, per servire a Giancarlo Salvi la palla del goal in un derby…    Per cui, per la scelta della figurina da mettere, oggi, nell’album dei ricordi blucerchiati, “les jeux sont faits”  e la pallina della roulette si è fermata sul baffuto spezzino:  “Rien ne va plus”.

Partiamo da quella genialata, fatta d’istinto, in quel Genoa-Sampdoria del novembre ’73, in un Marassi gremito da 40mila spettatori, quando il numero 3 blucerchiato, in occasione di un corner a favore, si lancia in area rossoblu, per andare a colpire di testa, ma la palla gli arriva troppo arretrata ed allora la colpisce di tacco, servendola a Salvi, che – sempre al volo – la fionda in porta… tripudio nella Sud.

Marco Rossinelli ha aperto il solco, poi seguito da Tommaso Augello, dallo Spezia alla Sampdoria, ma l’aratro di Rossinelli ha scavato ancora più profondo, perché quella squadra spezzina militava in Serie C… Ovvio che abbia impiegato più tempo a conquistarsi una maglia da titolare, che “Fuffo” Bernardini prima ed Heriberto Herrera poi,  preferibilmente assegnavano a Pietro Sabatini, finché HH2 (così soprannominato per distinguerlo da Helenio Herrera) capì di potersi fidare di lui, per la feroce applicazione di pressing e “movimiento”, che il “ginnasiarca paraguaiano” pretendeva dai suoi giocatori.

Arriva alla Sampdoria nel ’70, contemporaneamente a Luisito Suarez e Giovanni Lodetti, ma anche a Marcello Lippi (di ritorno dal prestito al Savona) ed esordisce in Serie A, a Marassi, già ad ottobre, subentrando a Piergiorgio Negrisolo, contro il Napoli dei mostri sacri Sivori ed Altafini e pazienza se si perde 0-1, per via di un goal di Ottavio Bianchi.                   La seconda partita la fa a San Siro e gli tocca marcare Combin, Rivera e Prati… il pane era duro da masticare, in quei tempi, però alla fine, la salvezza arrivava…

Il primo goal lo fa nel ’72 ed è di straordinaria importanza, perché lo infila nella porta della Juventus di Dino Zoff, a Torino, con una bella inzuccata, che vale un importante 1-1, in risposta ad un rigore di Franco Causio, a conferma che Rossinelli si sta confermando nella massima serie, come un terzino alla Giacinto Facchetti, prototipo del difensore di fascia sinistra, che falcava il campo come un Trans Europe Express, uno scatto dopo l’altro, attaccando e difendendo, senza sosta, anche con i nuovi mister “Guidone” Vincenzi e Giulio Corsini…

Il suo quinto mister blucerchiato è Eugenio Bersellini, che lo imposta anche come battitore libero, facendolo un po’ cantare ed un poco portare la croce… ma lui due goal, in quel campionato, li fa lo stesso… uno all’Ascoli ed uno all’Inter, portandoli a quattro con la maglia blucerchiata (su 125 partite), compreso uno al Cagliari di Gigi Riva.

Il sergente di ferro, di Borgotaro, stravede per lui, ma il presidente Lolli Ghetti, l’ultimo giorno di mercato, pensa bene di fare cassa e lo cede alla Fiorentina, sostituendolo con Vito Callioni (suo ex compagno di squadra ai tempi dello Spezia), che farà tutt’altro che male a Genova (4 reti in 25 partite), ma non abbastanza da evitare la seconda amara retrocessione nella storia della Samp… troppo facilmente imputabile alle cessioni di capisaldi come Rossinelli e Giancarlo Salvi (mandato a Vicenza, a formare una coppia di ferro con Paolino Rossi).

In una recente intervista Rossinelli ha confessato di aver sentito alla radio, la notizia della sua cessione… ed anche che gli scese una lacrima…

Ecco, perché la pallina della roulette si è fermata sul suo nome, uno dei più amati dalla Gradinata Sud, nella prima metà degli anni ’70, per la sua indole da combattente nato, tanto è vero che,  nell’immaginario collettivo di chi tifa Doria, il regista John Huston avrebbe potuto mettere quel suo colpo di tacco, nel derby, al fianco della spettacolare rovesciata di Pelé nel film “Fuga per la vittoria”…

 

Della stessa serie “Album dei ricordi blucerchiati”:

 

Bruno Mora, l’ala perfetta

Trevor Francis, “the striker”

Ruud Gullit , “cervo che esce di foresta”

Nacka Skoglund, il re del tunnel

Toninho Cerezo, samba scudetto

Graeme Souness, “Charlie Champagne”

Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

Sebastián Verón, “La Brujita”

Luisito Suárez, “El arquitecto” dei primi anni ’70

Tito Cucchiaroni, una leggenda nella storia della Samp

Ernst Ocwirk, il faro del Prater

Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

Srecko Katanec, la gazzella slovena

Jorge Toro, dalle Ande agli Appennini Liguri

Luca Vialli, il bomber

Eddie Firmani, il “tacchino freddo”

Ermanno Cristin, il “Nordahlino” di Marassi

Sergio Brighenti, il capocannoniere

Roberto Vieri, la fantasia al potere

Mario Frustalupi, il piccolo grande” regista

Gaudenzio Bernasconi, l’orsacchiotto

Fausto Pari, una vita da mediano

Giovanni Invernizzi, la classe operaia in paradiso

Walter Zenga, l’uomo ragno

Giovanni Lodetti, da “basleta” a “baciccia”

Attilio Lombardo, il “Popeye”

Valter Alfredo Novellino, il Monzon della panchina

Alessandro, “il conquistatore” Scanziani

Enrico Nicolini, “il Netzer di Quezzi””  

Loris Boni, il “baffo” col numero 8

Boškov e Veselinović, gli jugoslavi

Maryan Wisniewski, il francese arrivato da Lens

Giorgio Garbarini, il generale Custer