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A scuola fino al 30 giugno? Toti dice sì: “I ragazzi hanno diritto di recuperare le lezioni”

Il presidente appoggia l'ipotesi sul tavolo di Draghi: "Non è una sconfessione della Dad"

Genova. “Non vedo perché no”. Così il presidente della Liguria Giovanni Toti, intervistato su TgCom24, dà il suo assenso all’ipotesi sul tavolo del premier incaricato Mario Draghi che contempla un prolungamento delle lezioni scolastiche in presenza fino al 30 giugno per “recuperare” la didattica a distanza, idea già avversata da alcuni studenti genovesi.

“Credo che i nostri ragazzi abbiano diritto a recuperare qualche giornata che hanno perduto durante la pandemia. Tenuto presente le esigenze delle famiglie e quelle legate alla ripartenza turismo locale su cui in Liguria siamo molto sensibili, perché no? È una cosa su cui possiamo evidentemente ragionare”.

Secondo Toti non c’è il rischio di mettere in dubbio la validità della didattica a distanza, come invece temono gli insegnanti: “Non credo sia una sconfessione: ha avuto il merito di cercare di colmare le lacune dell’istruzione in presenza, ma scuola non è solamente seguire una lezione sullo schermo di un pc. È utile quando non si può fare diversamente, ma la scuola è anche socialità, incontro coi compagni, tutte quelle banalità importanti per la formazione di ciascuno”.

Quindi porte aperte alla scuola anche in estate, “e sarebbe opportuno si cominciasse a ragionare anche sulle università che sono ormai diventate telematiche – rilancia Toti -. Non c’è nulla di male, ma l’università è anche un’altra cosa, è un punto di incontro e confronto. Ragioniamone laicamente ed evitiamo di farci prendere dalla guerra tra guelfi e ghibellini”.

Intanto sono ore decisive per capire in quale zona cromatica sarà collocata la Liguria la prossima settimana, con l’interrogativo delle eventuali restrizioni specifiche per l’Imperiese. “La situazione – spiega il presidente ligure – è ancora molto fluttuante e diversa da territorio a territorio. Abbiamo l’Rt a cavallo di 1, fatto come una media aritmetica da province dove siamo il contagio è più alto e altre in cui è più basso.  Questo ci dovrebbe dire che nel prossimo futuro dovremmo anche rendere le zone più flessibili e forse più ristrette”.

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