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A Genova ristoranti aperti nonostante la zona arancione: “Le multe? Non le pagheremo”

La protesta nel giorno di San Valentino nonostante il rischio di sanzioni

Genova. Esplode la protesta dei ristoratori genovesi. Sono diversi i locali che oggi a pranzo hanno deciso di restare aperti nonostante i divieti previsti dalla zona arancione.

A guidare il fronte dei “disobbedienti” è Ivano Ricchebono, chef stellato del ristorante The Cook in vico Falamonica nel centro storico: “Avevamo già comprato tutte le scorte per San Valentino e alcune attrezzature specifiche, quindi ci è sembrato giusto aprire”. Dentro ci sono 7 tavoli per una quindicina di clienti: “Qualcuno non se l’è sentita e ha disdetto, ma facciamo comunque il tutto esaurito”.

“Sono tutti molto solidali con noi, dai clienti ai fornitori. È giunto il momento di muoversi in un’altra direzione, la soluzione non è manifestare in piazza – dice la moglie Elisa Arduino -. Noi stiamo rispettando la Costituzione, non stiamo rubando. Stiamo solo difendendo il nostro diritto di lavorare”.

Ieri è arrivato da Firenze Momi El Hawi, uno dei promotori del comitato nazionale #IoApro che ha offerto assistenza agli esercenti che decidono di tenere aperto ma anche agli avventori che dovessero essere sanzionati. “Ma noi ci auguriamo di essere multati – replica Arduini – e posso assicurare che queste multe saranno impugnate e non saranno pagate. Lo Stato si troverà a dover gestire una marea di ricorsi”.

Oltre a The Cook hanno scelto di tenere aperto anche Bella Bu in vico Inferiore del Ferro, Kapperi in vico dei Lavatoi, il Tannina Pub che aveva già aderito in solitaria a una prima protesta ed era stato multato. Pochi i controlli in centro, mentre alcune sanzioni sono state elevate dai carabinieri nella zona di Campi e nell’entroterra genovese.

“Se oggi tutti i nostri colleghi fossero rimasti aperti avrebbero dato un segno – commenta Anna Murru, responsabile di sala di Kapperi al Molo che ha già dodici anni di storia -. Qua c’è da decidere: o moriamo di Covid o moriamo di fame. Qui siamo cinque famiglie, l’affitto da pagare, e i ristori non arriveranno mai a coprire tutte le spese. Una ventina di persone non hanno disdetto nonostante la possibilità di essere multati. Sembra che siamo delinquenti, abbiamo paura che arrivino le forze dell’ordine, ma ne vale la pena. Perdere il posto di lavoro fa più paura”.

Al piano di sopra un’intera tavolata di amici, perlopiù professionisti e piccoli imprenditori che hanno scelto di mantenere la prenotazione: “Siamo assolutamente solidali coi proprietari – conferma Daniele De Filippis, a pranzo con altre cinque persone – non è giusto il trattamento che stanno subendo. Sono persone con famiglie alle spalle che dall’oggi al domani non sanno se possono aprire o chiudere. E non sarà un giorno a cambiare i contagi”.

“Siamo stanchi di tutto quello che ci è stato fatto finora. Abbiamo i frigoriferi pueni. Tutto questo non è accettabile – si sfogano Simone Grassano e Guendalina Cataldi, i titolari del Bella Bu -. Chi ci conosce sa che ci mettiamo il cuore da quattro anni. Siamo sempre ligi alle regole ma questa volta è un gesto che vogliamo fare per dire basta, non ce la facciamo più. Tanti clienti si sono uniti appena saputo che saremmo rimasti aperti. Non vogliamo più sottostare a queste torture”.

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