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Assi di forza, ipotesi bus elettrici al posto dei filobus: progetto aggiudicato a Italferr

Il Comune pensa di utilizzare la tecnologia flash charging non solo in Valpolcevera

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Genova. È stata aggiudicata a Italferr insieme a Technital la progettazione definitiva dei quattro assi di forza filoviari del trasporto pubblico genovese. È quanto emerge da fonti del Comune in attesa della pubblicazione dell’esito della gara che avverrà nelle prossime ore. La capofila è la stessa azienda del gruppo Ferrovie che, insieme ad altre ditte del settore, aveva vinto anche il bando per la prima fase di progettazione del prolungamento della metropolitana a Canepari e della monorotaia Aeroporto-Erzelli.

La novità è che, rispetto allo studio di fattibilità tecnico-economica presentato da Tursi al Mit per ottenere il finanziamento da oltre 471 milioni, potrebbero esserci modifiche sostanziali. Il progetto preliminare del Comune prevedeva 40,5 chilometri di nuova rete filoviaria, percorsi in sede propria per il 70% e l’acquisto di 145 filobus da 18 metri.

Adesso Tursi sta valutando di sostituire parte dei filobus con bus elettrici dotati di tecnologia flash charging, cioè stazioni di ricarica al capolinea, sulla scorta del progetto presentato da Iren per la Valpolcevera per cui il Comune ha chiesto un cofinanziamento nella call del ministero dei Trasporti che si è appena conclusa. “È in corso una valutazione tecnica – spiega l’assessore alla mobilità Matteo Campora – l’obiettivo resta quello di avere assi elettrici. Ne parleremo col Mit prima di firmare la convenzione, a quel punto l’ipotesi potrà essere studiata nella progettazione”.

Per la progettazione definitiva sono a disposizione 7,74 milioni di euro. L’obiettivo resta quello di iniziare i lavori nel 2021 puntando anzitutto sull’asse che collegherà Marassi a Campi passando per il corso Sardegna e il centro città. Le altre linee percorreranno la Valbisagno (Prato-Foce), il Levante (Nervi-Principe) e il Ponente (Caricamento-Voltri). Per alcune di queste tratte, però, potrebbe essere accantonata l’idea iniziale di un’infrastruttura fissa.

Un cambio in corsa che dovrà essere vagliato da Roma, anche perché avrebbe un impatto considerevole sui costi: dei 471 milioni stimati e concessi per i quattro assi filoviari, 123 servirebbero per acquistare i mezzi, 78 per realizzare la linea elettrica. Puntare sui bus elettrici svincolati dalla bifilare porterebbe a un notevole risparmio: basti pensare che il progetto per la Valpolcevera – che non era inclusa negli assi di forza essendo già servita da metropolitana e ferrovia – vale “solo” 19 milioni.

Del resto è una strategia che Tursi potrebbe applicare per convincere il Governo a finanziare le altre opere messe sul tavolo: lo Skytram (580 milioni, metà finanziati dai privati) e la monorotaia Aeroporto-Erzelli (248 milioni), entrambe inserite sia nell’ultima call sia nella lista di priorità per il Recovery plan.