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Scuola, i presidi genovesi vogliono riaprire ma c’è chi frena: “Giusto aspettare, siamo in guerra”

Fasce (San Giorgio): "Con la Dad scene vergognose", Viotti (Doria): "Siamo in emergenza, dobbiamo adeguarci"

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Genova. “Ricordiamoci che è come essere in guerra, siamo tutti alleati contro un nemico comune che è il virus. Non spetta al personale della scuola decidere quando riaprire”. È un po’ fuori dal coro la voce di Mariaurelia Viotti, preside del liceo classico D’Oria di Genova, anche oggi chiuso agli studenti come tutte le scuole superiori sottoposte all’ordinanza della Regione che rinvia di una settimana il ritorno in classe dopo il lungo stop deciso per far fronte alla pandemia.

Se da un lato i dirigenti scolastici avevano espresso perplessità sulla data del 7 gennaio, con tutte le incognite legate ai trasporti e soprattutto alla classificazione delle zone che avrebbe potuto vanificare il rientro, l’ulteriore slittamento ha lasciato molti interdetti. “La scuola è pronta a ripartire – afferma Angelo Capizzi, riferimento ligure dell’Associazione nazionale presidi -. Abbiamo trovato ragionevole rimandare da giovedì a lunedì perché sarebbe stato imbarazzante passare dalla zona rossa alla libertà totale, adesso l’auspicio è che si possa riprendere al più presto perché la scuola vera è in presenza”.

La didattica a distanza inizia a stare stretta: lo dice la ministra Azzolina, secondo cui “non funziona più”, lo dicono gli studenti che in queste ore stanno organizzando manifestazioni di protesta. Lo dice anche il presidente dell’istituto nautico San Giorgio, Paolo Fasce: “Gli insegnanti lavorano bene, ma il metodo funziona poco. A scuola sono tutti uguali, a casa no. Sembrano dettagli, ma anche il fatto di vedere in casa delle persone genera un’invasione della privacy sottolinea le disuguaglianze. E poi stiamo assistendo a scene vergognose, come i ragazzi bendati o costretti a tenere gli occhi chiusi durante le interrogazioni”.

La richiesta è una sola: “Siamo in zona gialla, non si capisce perché non si possa partire. Ci eravamo già organizzati, i problemi dei trasporti sono stati risolti. Fateci ricominciare – incalza Fasce -. Non capisco per quale motivo i ragazzi debbano essere tenuti a casa. Tra l’altro a scuola si possono educare al distanziamento, ma se uno fa didattica a distanza al mattino poi al pomeriggio è inevitabile che vada a spasso con gli amici. La socialità bisogna che venga soddisfatta. Se uno può andare a prendersi l’aperitivo e non può andare a scuola, allora siamo un popolo di pazzi furiosi”.

Nel liceo-ginnasio di via Diaz invece prevale la cautela: “Anche noi eravamo pronti a partire, ci sono tante attività che vanno programmate per tempo e non possono essere improvvisate. Ma siamo in una situazione di emergenza mondiale, mi rendo conto che sia giusto adeguarsi alla situazione – ammette la preside Viotti -. Io sono convinta che studenti e docenti stiano lavorando tantissimo a distanza, la sofferenza è dal punto di vista relazionale ma non didattico”. Al D’Oria, se si ripartirà il 18 gennaio, ogni classe sarà divisa a metà: il 50% a scuola e il 50% a casa in videoconferenza. “Altrimenti ci sarebbero state classi interamente presenti e questo avrebbe creato problemi”, spiega la dirigente.

Del resto non tutte le scuole sono uguali. “Negli istituti professionali – ricorda Capizzi provando a fare sintesi tra le posizioni – quasi un terzo delle ore prevede la frequenza a scuola, c’è una differenziazione importante tra i diversi ordini. Se i licei avessero inteso le materie di indirizzo come se fossero attività di laboratorio, forse sarebbe stato un elemento di maggior equilibrio. La didattica integrata ha un valore enorme, certo, ma non è la scuola che ci aspettiamo”.

Al San Giorgio, per esempio c’è il problema dei laboratori che continuano anche con la scuola chiusa, ma devono essere programmati in anticipo: “Per ora non ho organizzato nulla – riferisce Fasce -. Se mi dicessero che torniamo a febbraio mi metterei il cuore in pace. Avere un orizzonte temporale così limitato crea molti problemi. Ci sono persone che hanno rifatto l’orario dodici volte, sono esseri umani anche loro”.

Al momento l’unica certezza è che i cancelli rimarranno chiusi per tutta la settimana. Altre regioni hanno esteso lo stop alle scuole superiori per due settimane, la Liguria per ora aspetta di capire quali saranno i dati del nuovo monitoraggio in arrivo venerdì. In caso di ingresso in zona arancione, anche se per ora le regole nazionali prevedono l’apertura al 50%, non è da escludere che le aule continuino a restare vuote.