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Rubavano i dati bancari e svuotavano i conti delle vittime: il denaro reinvestito in linghotti e bit coin

Il principale indagato, che è finito in carcere, è un genovese di 24 anni senza precedenti penali

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Genova. Sono 28 le truffe messe a segno dall’organizzazione sgominata dai carabinieri di Genova per un totale di 200 mila euro. In tutto la banda, che ruotava intorno a un gruppo di ventenni sopratutto genovesi ne aveva tentato una 40ina in tutta Italia.

Ventuno le persone indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, sostituzione di persona, falsificazione di documenti e riciclaggio.

Secondo quanto appurato dai militari del nucleo investigativo, coordinati dal sostituto procuratore Chiara Paolucci, il gruppo inviava messaggi o mail, che riportavano i loghi delle Poste o degli istituti di credito, con un link da dove chi cadeva in trappola consegnava le proprie credenziali all’associazione, ma anche chiamate direttamente sul cellulare.

A quel punto altri membri, con documenti di identità falsi creati con stampanti ad hoc andavano dai gestori telefonici e duplicavano la scheda telefonica (sim-swap). Grazie alle schede nuove, i truffatori autorizzavano i prelievi dai conti e li svuotavano in pochi minuti. Con i soldi rubati acquistavano lingotti d’oro, monete preziose, ma anche droni, gioielli, attrezzatura elettronica e bit coin.

L’attività di indagine dei carabinieri, guidati dal maggiore Francesco Filippo e dal colonnello Alberto Tersigni, è partita nel 2019. Le truffe sono state portate a segno anche in Francia.

Nel corso delle perquisizioni di questa mattina sono stati trovati 40 mila euro in contante, documenti falsi, materiale per creare documenti di identità elettronici e anche droga.

“È una operazione difficile e complessa – ha sottolineato il procuratore capo Francesco Cozzi – perché i truffatori sono abili e usano tecniche sofisticate. Sono reati molto odiosi perché le vittime spesso sono anziane e vengono portati via i risparmi di una vita”.

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“È importante capire – ha spiegato il maggiore Filippo – che le banche non chiedono credenziali e password via sms o mail. Quando si ricevono questi messaggi è importante denunciare subito”.

In carcere sono finiti Salvatore Fasano, 51 anni, Martino Armeniaco, 23, Vincenzo Aly, 25, Raffaele Fusco, 33, Adauto Luna Rosado, 21. Ai domiciliari Karim Dib, 20 anni e Gabriel Largo Rodriguez, 21 anni.
Aly in particolare, che non ha precedenti penali, era considerato un po’ la mente di tutto il gruppo: stanotte i militari lo hanno arrestato nell’albergo dove aveva dormito appena rientrato da un viaggio in Albania dove era stato ospite apparentemente di alcuni amici.

Tre dei cinque arrestati sono genovesi così come le due persone finite agli arresti domiciliari. Il nome dell’operazione “Fortnite”deriva dalla passione che accomunava molti degli indagati per il gioco multipalyer.