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Ristoratori pronti alla protesta: “Senza risposte riapriamo anche la sera, non siamo untori”

In una lettera inviata al governo le richieste per "lavorare in sicurezza, ma lavorare"

Genova. “O ci sono le prove scientifiche che i ristoranti sono luoghi di contagio o apriamo a cena“. Questa l’azione di protesta a cui i ristoratori italiani stanno pensando in queste ore, contro il perdurare delle chiusure serali a cui nelle prossime ore potrebbe aggiungersi anche la limitazione dell’asporto.

L’associazione Tni, Tutela Nazionale Imprese, che oggi rappresenta 40mila aziende italiane, ha scritto una lettera al governo e ai prefetti chiedendo le riaperture dove il contagio è di fatto più basso: “Se l’indice di contagio Rt è basso, se la regione è in zona gialla e le attività commerciali sono aperte, perché i ristoranti non possono lavorare a cena o nei fine settimana, non possono svolgere la loro attività in sicurezza, come accade per un negozio o un ufficio?“.

La protesta è arrivata anche in Liguria, con la mobilitazione di molti esercenti: “Non vogliamo andare contro la legge, né indurre i clienti a infrangere le regole – spiega Rocco Costanzo, ristoratore di Rapallo – Vogliamo solo dimostrare che non siamo untori, pertanto, nel caso in cui non venisse accolta la nostra richiesta l’intenzione è quella di accendere le luci dei locali e mettere della musica in sottofondo per farci sentire”.

Chiediamo un dialogo, al Governo, alle forze dell’ordine – continua Costanzo – I locali sono sempre stati presidio di sicurezza per le zone in cui sorgono. Pronti a intervenire, a segnalare problemi di ogni tipo. In questa situazione vogliamo collaborare anche noi per arginare la pandemia. Rispettosi delle norme di igiene, rispettosi della capienza nei locali. Disposti a essere controllati severamente. Ma fateci lavorare“. E poi la proposta: “Chiediamo al Governo i kit per effettuare tamponi rapidi ad un prezzo modico. In questo modo avremmo la certezza di lavorare in piena sicurezza: noi e i nostri clienti”.

La lettera è stata inviata per conoscenza anche ai ministri dell’Economia e delle Attività Produttive Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli: “Se, entro giovedì, non ci saranno risposte né indennizzi – annuncia nella missiva il portavoce di Tutela Nazionale Imprese, Pasquale Naccari – saremo costretti per la sopravvivenza nostra, delle nostre famiglie, dei nostri dipendenti e dei nostri fornitori, a riaprire i locali anche a cena“.